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NOTIZIARIO DI INFORMAZIONE AI SOCI DELLA
Associazione Ornitologi dell’ Emilia-Romagna

Numero 5 Giugno 2003

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Censimenti avifauna acquatica svernante -  gennaio 2003

Nuovo accidentale per lEmilia-Romagna e per lItalia: Averla bruna alla Tomina

Presenza del Picchio nero nelle Foreste Casentinesi: una nuova specie per la check-list regionale!

Il Piano dazione nazionale per il Lanario

Due Soci AsOER nelle Asturie: racconti di un esperienza

Rinnovo iscrizione per il 2003


 

Censimenti avifauna acquatica svernante -  gennaio 2003

(Roberto Tinarelli)

Nel gennaio 2003, dopo la positiva collaborazione avviata con le Amministrazioni Provinciali di Ferrara, Bologna e Ravenna negli anni precedenti, lAsOER ha supportato e/o organizzato, a seconda delle aree, i censimenti nelle tre province della Regione (Ferrara, Ravenna, Bologna) pi importanti per gli uccelli acquatici svernanti.

Complessivamente sono stati censiti nel gennaio 2003 150.516 uccelli.

 

n. uccelli

n. specie

 

2002

2003

2002

2003

Prov. FE

95.702

71.605

76

79

Prov. RA

46.140

48.450

55

57

Prov. BO

28.915

30.461

46

55

Il periodo in cui sono stati effettuati i censimenti stato caratterizzato da un marcato e rapido cambiamento climatico: da un autunno e inizio inverno con temperature straordinariamente miti si passati nei giorni tra il 7 e il 10 gennaio a temperature inferiori alla media e ad un periodo di gelo fino alla fine di gennaio.

In particolare occorre premettere che il mese di dicembre stato caratterizzato da temperature miti e da abbondanti piogge che, andandosi ad aggiungere a quelle abbondanti dellautunno (molta pioggia da giugno in poi) hanno reso il terreno molto fangoso, innalzato le falde idriche superficiali, riempito i fossi, provocando ristagni nei campi e alti livelli dellacqua nelle zone umide. Dopo Natale, probabilmente grazie alle temperature miti, sono state rilevate addirittura piante in fioritura e con gemme attive.

Poich per un efficace censimento dei limicoli nella Sacca di Goro necessario procedere durante periodi di alta marea e queste ultime nel gennaio 2003 erano diurne (cio utilizzabili per il censimento dei limicoli) solo allinizio del mese e verso il 21-22, si proceduto al censimento sullo scanno di Goro il 3 gennaio, primo giorno utile definito dallINFS (giornata di sole dopo e prima giornate di nebbia con temperature alte e pioggia).

Linterruzione del periodo con clima mite avvenuta a partire dalla notte del 6-7 gennaio. Nella giornata del 7, in cui stato organizzato il censimento in Provincia di Bologna e nelle Valli di Argenta, sono avvenute nevicate a partire dalla notte, pi abbondanti nellinterno e gradualmente miste a pioggia verso la costa. Il censimento stato difficile nella mattinata del 7 a causa di brezza tesa con neve su tutte le zone interessate dai censimenti. A partire dalle ore 11 la brezza si placata ed ha smesso di nevicare; nelle zone censite dalle ore 11 in poi vi era unottima visibilit.

Il censimento del 7 nelle Valli di Argenta stato invece annullato e ripetuto il giorno 8 con cielo coperto, precipitazioni piovose deboli ma buona visibilit.

Labbassamento della temperatura con massime attorno e sotto 0 C proseguito nei giorni successivi. Nella giornata del 10 gennaio le temperature erano molto basse al mattino (-8C alle ore 7), il cielo era coperto con uscite a tratti del sole, la visibilit era mediocre sulle valli di Comacchio, in miglioramento nel periodo centrale della giornata; durante il censimento sono state rilevate temperature massime attorno a -1C, -2C; il mare era poco mosso con visibilit scarsa. Gi il 10 gennaio le zone umide dellinterno (Bando, canali del Mezzano) e della fascia costiera (Punte Alberete) risultavano parzialmente ghiacciate l dove vi sono livelli dellacqua bassi e piccoli specchi dacqua (es. fossi e canali, ma anche i macchia radura parzialmente sommersi di Valle San Clemente di Primaro).

Da rilevare che il livello dellacqua era molto alto anche nella Sacca di Bellocchio, nelle Valli di Comacchio e nella Salina di Comacchio e che quindi risultavano sfavorite in generale le varie specie di trampolieri; anche le anatre risultavano molto disperse e presenti spesso in zone inusuali.

Il periodo successivo, fino alla fine di gennaio 2002 stato caratterizzato da temperature inferiori a quelle medie, determinando il fenomeno di chiusura degli specchi dacqua da parte del ghiaccio nei canali, nelle piccole zone umide dellinterno ed in parte persino nella Salina di Cervia (censita il 17 gennaio).

Londata di gelo e bufere che ha colpito lEuropa centro-orientale ha causato:

  • larrivo di un elevato numero di specie nordiche che solitamente svernano a latitudini superiori;
  • un incremento delle popolazioni di Oche, in particolare nelle zone costiere dellAlto Adriatico, a partire dalla fine di gennaio, che ha raggiunto il picco a met febbraio.
  • A partire dal 10 gennaio la copertura degli specchi dacqua da parte del ghiaccio ha determinato:
  • il facile rilevamento (e di conseguenza un incremento degli individui censiti) di specie quali il porciglione, la gallinella dacqua e il tarabuso che solitamente restano al coperto tra le canne;
  • una minore accuratezza nei conteggi (arrivando talvolta addirittura a delle stime) delle varie specie di anatre che insieme alle folaghe stavano posate in gruppi molto serrati di centinaia di individui in poche centinaia di metri quadrati di acqua libera dal ghiaccio.

Nel 2000 e nel 2001 era stato rilevato un numero di uccelli circa equivalente mentre nel 2002 il numero di uccelli censiti stato maggiore a causa di uninsolita e forte ondata di gelo a partire da dicembre che ha determinato larrivo di un elevato numero di specie nordiche che solitamente svernano a latitudini superiori e un incremento delle popolazioni, soprattutto di anseriformi, in particolare nelle zone umide costiere e lungo i principali corsi dacqua che non sono gelati. Anche nel 2003 londata di gelo, seppure meno forte, che ha colpito lEuropa centro-settentrionale in gennaio, ha determinato larrivo sia di specie nordiche sia un incremento di oche, anatre e folaghe, in particolare dalla fine di gennaio in poi, quando i censimenti IWC erano gi stati compiuti.

Rispetto agli anni precedenti (periodo 2000-2002) il numero di specie rilevate nel gennaio 2003 in assoluto il pi elevato a conferma sia della crescente efficienza e preparazione dei censitori sia, soprattutto, della contemporanea presenza di specie come Cavaliere dItalia, Sgarza ciuffetto, Tarabusino e Airone guardabuoi, grazie al clima straordinariamente mite in dicembre fino ai primi di gennaio, e di specie nordiche, come Oca granaiola, Oca lombardella e Svasso cornuto, spinte a latitudini meridionali dallinsolita ondata di gelo.

Rispetto ai numeri record rilevati nel gennaio 2002, le popolazioni di Folaga, Germano reale, Gabbiano comune, Gabbiano reale sono risultate in calo mentre sono risultate quasi stabili le popolazioni di  Volpoca e Fischione.

Tra i limicoli censiti nellEmilia Romagna orientale vi sono specie con popolazioni che costituiscono una percentuale rilevante o la maggior parte della popolazione italiana (Beccaccia di mare, Pivieressa, Piovanello maggiore, Piovanello tridattilo, Voltapietre, Chiurlo); particolarmente importante per i limicoli si conferma lo scanno di Goro che ospita peraltro la maggiore e unica popolazione di Piovanello maggiore, regolarmente svernante in Italia (129 individui nel 2003).

I dati raccolti confermano la tendenza allincremento delle popolazioni residenti e svernanti di Oca selvatica; nella seconda met di gennaio 2003 vi stato un afflusso eccezionale di Oche, soprattutto lombardelle, in numerose Province dellItalia nord-orientale.

In Provincia di Bologna stato rilevato per la prima volta lo svernamento dellAirone rosso, del Tarabusino, della Cicogna nera e per la seconda volta quello della Sgarza ciuffetto; tutte queste specie sono da considerare degli svernanti eccezionali non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale; sempre nel Bolognese stato rilevato per la prima volta lo svernamento del Quattrocchi e confermato lo svernamento della Volpoca, dello Svasso piccolo e della Moretta grigia, tutte specie tipiche delle zone umide costiere, che trovano condizioni ambientali idonee anche in alcune zone umide della pianura bolognese con ampi specchi dacqua.

Nel Ferrarese stato rilevato per la prima volta lo svernamento del Marangone minore, peraltro con una cospicua popolazione (131 indd.), che costituisce una delle specie nidificanti pi rare e minacciate in Europa e che ha mostrato negli ultimi anni un significativo aumento della popolazione nelle zone costiere dellAdriatico settentrionale, forse dovuto alle persecuzioni a cui soggetto in Albania; complessivamente la popolazione censita in Emilia Romagna stata di 82 individui nel 2001, 286 nel 2002 e 170 nel 2003.

Degno di rilievo anche il numero di Pesciaiole (5) rilevate in zone umide interne del Ferrarese.

Infine di grande interesse lindividuo femmina o immaturo di Gobbo rugginoso rilevato e fotografato(vedi foto in basso) a breve distanza in Valle Fossa di Porto; si tratta di una specie rara e minacciata di cui sono in corso interventi di reintroduzione in varie regioni del Mediterraneo.

Nuovo accidentale per lEmilia-Romagna e per lItalia:

Averla bruna alla Tomina

(Carlo Giannella e Raffaele Gemmato)

Foto Marco Pesente

Losservazione di un esemplare 1w di Averla bruna (Lanius cristatus) nella bassa modenese stato sicuramente lavvistamento che pi ha polarizzato lattenzione del mondo ornitologico nel mese di gennaio, in quanto si trattava sia della prima osservazione in Italia che lottava per il Paleartico occidentale; losservazione ampiamente documentata stata accettata dalla Commissione Ornitologica Italiana nella sua riunione del 7 febbraio 2003.

Lesemplare era stato osservato da noi (Carlo Giannella e Raffaele Gemmato) il 5 gennaio 2003, ma le cattive condizioni metereologiche (nebbia fittissima) non avevano permesso unidentificazione certa; losservazione di un presunto esemplare 1w di Averla piccola era stato gi segnalato in zona Tomina da Daniele Longhi fin dai primi di dicembre,  dopo questa osservazione purtroppo lesemplare non era stato pi ricontattato,  per lo meno da noi.

Il 12 gennaio assieme a Marco Pesente, che nel frattempo aveva provveduto a registrarne il richiamo, decidemmo di catturala per verificare lesatta identificazione e se necessario inanellarla.

Il tutto si concluse in pochi minuti,  innalzammo due mist net nel fosso e con laiuto del richiamo riuscimmo a catturarla, una volta in mano fu palesemente evidente che si trattava di un esemplare maschio Lanius cristatus nel 1w, particolarmente utili sono risultati  sia il rapporto coda/ali  che la differenza tra T5 e T6 nella coda, in quanto escludevano altre specie simili (Lanius collurio e Lanius isabellinus); avendo lesemplare in mano avemmo inoltre lopportunit di verificare se presentava o meno tracce di una precedente cattivit, e visto che non erano presenti decidemmo di inanellarla, poi fu immediatamente riportata nella zona di cattura. A casa avemmo modo di controllare ulteriore materiale bibliografico che non fece altro che confermare lidentificazione.

Che lattivit di inanellamento non avesse provocato stress sullanimale fu palesemente evidente nei giorni successivi quando lAverla bruna fu ripetutamente osservata da centinaia di persone fino al 6 di Febbraio, quando scomparsa.

Nel periodo che ha sostato nellarea nota come la Tomina (Valli di Mortizzuolo - Mirandola) sono state raccolte osservazioni sulla sua alimentazione, con ritmi di 3 grillotalpa o toporagni per ora, questo anche in condizioni metereologiche proibitive.

LAverla bruna (Lanius cristatus) specie politipica con areale riproduttivo dislocato dalla Siberia occidentale fino al Giappone, frequenta un ampio spettro di habitat: da quello steppico e semidesertico fino a quello artico; di abitudini tipicamente migratrici ha i quartieri invernali dislocati in India ed nel sud est asiatico. Essa forma una superspecie con Lanius collurio e Lanius isabellinus.  In Europa stata segnalata solamente 8 volte tutte autunnali e tutte abbastanza recenti: la prima  per le isole Shetland (GB) del 1985, poi stata osservata in Danimarca (1998), anchessa controllata in mano ed inanellata, in seguito stata poi ripetutamente osservata nelle isole britanniche per altre 3 volte, in Francia (1) ed in Germania (1), ed infine in Italia.

Per chi volesse approfondire, consigliamo i seguenti lavori:

BEAMAN, M. & MADGE, S. 1998 The Handbook of Bird Identification. C. Helm.

CRAMP, S. & PERRINS, C.M. (eds) 1993 The Birds of Western Palearctic, Vol. VII.  Oxford University Press.  

LEFRANC, N. & WORFOLK, T. 1997 Shrikes . A Guide to the Shrikes of the World. Pica Press.

LEWINGTON, I., ALSTROM, P. & COLSTON P. 1991 A field guide to the Rare Birds of Britain & Europe. Collins.

OLIVIER, G. 1944 Monographie des Pies-Griches di genre Lanius. Lacerf Rouen

STRESEMANN, E. & STRESEMANN, V. 1971   Die postnuptiale und die prenuptiale Vollmauser der asiatischen Wrger Lanius tigrinus und L. cristatus . J. Ornithol. 112: 373-395.

SVENSSON, L. 1992 Identification Guide to European Passerines, 4th edition. Stockholm.

WORFOLK, T. 2000 Identification of Red-backed, Isabelline and Brown Shrikes. Dutch Birding 22: 323-362.

Presenza del Picchio nero nelle Foreste Casentinesi: una nuova specie per la check-list regionale!

(Pierpaolo Ceccarelli, Nevio Agostini, Massimo Milandri)

Questa presenza una acquisizione recente per lAvifauna regionale, dovuta ad  individui in erratismo presumibilmente provenienti dalle Alpi in cui la specie pare in espansione, che si sono insediati negli ultimi due-tre anni nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi . La scoperta del Picchio nero il risultato che corona una ricerca su i Picchi attuata in Casentino da P. Ceccarelli, M. Milandri e S. Gellini ma rappresenta anche un meritato riconoscimento per chi ha curato la gestione forestale nel Parco Nazionale (ndr).

Picus niger, pileo coccineo Istoria Civile e Naturale delle Pinete Ravennati di Francesco Ginanni (1774)

Il Picchio nero presente nel versante forlivese del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Dopo una prima breve osservazione del 21/12/00 (N.Agostini), sono state eseguite ricerche mirate a confermarne la presenza, tuttavia senza riscontri positivi. Successivamente, nella primavera 2003, sono stati ascoltati in pi occasioni i tipici lunghi tambureggiamenti (M.Milandri). In data 29/3/03 stata di nuovo ascoltata una serie di tambureggiamenti spontanei; lesemplare, sollecitato dai richiami registrati, ha risposto con il caratteristico canto e si mostrato in volo posandosi a breve distanza dagli osservatori (P.Ceccarelli, M.Milandri), al limite della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino; losservazione prolungata ha consentito di verificare che si trattava di una femmina.

In data 13/5/03 stata organizzata unapposita escursione allinterno della Riserva da parte di un gruppo di rilevatori (P.Ceccarelli, N.Agostini, M.Bonora), con lassistenza del Corpo Forestale dello Stato (R. Di Julio, Angioloni) e dell Amministrazione delle Riserve Casentinesi (G.Crudele). In quelloccasione stato nuovamente contattato un esemplare di Picchio nero che si rivelato col tipico richiamo in volo e poi, dopo il richiamo del registratore, apparso brevemente in volo sugli osservatori.

Lesplorazione ha permesso di rilevare numerosi abeti morti che portano tracce di alimentazione del Picchio nero (grossi fori, spesso oblunghi e profondi Vedi foto); questo particolarmente nella zona centrale della R.N.I. che viene considerata il cuore della Riserva in quanto fa parte (soprattutto il versante verso monte) del nucleo originario della Riserva di 113 ettari nata nel 1959. Si tratta di quellampio anfiteatro di ripidi fossi che scendono dal crinale e che appunto costituisce il nucleo originario di Sasso Fratino.

La Foresta da cui giunto il Picchio una fustaia di faggio disetanea con ricchezza di alberi morti in piedi e a terra e presenza di abeti bianchi nei rilievi e nelle parti pi rocciose. Oltre a faggi e abeti vi la presenza di aceri montano e riccio, olmi, carpini bianchi, tigli e frassini.

Il diametro delle piante in genere superiore ai 50 cm, ma vi sono anche faggi e abeti bianchi con diametro di circa un metro e altezza superiori ai 30 metri. Sono stati censiti proprio qui, nella parte alta di questi fossi, esemplari giganteschi di faggi e abeti, i pi imponenti della Riserva Integrale.

Le osservazioni e le tracce di presenza lasciate sugli abeti morti sono distribuite lungo un tragitto di circa 6 km in linea daria, ad altitudini comprese fra 900 e 1100 m.

Il comportamento territoriale mostrato sempre dagli esemplari osservati e la presenza ormai prolungata nel tempo potrebbero indicare lesistenza stabile di una coppia.

Il Picchio nero presente, in Italia, sullarco alpino e, con piccoli nuclei, nellAppennino meridionale (Calabria, Basilicata, Campania); alcune recenti osservazioni sono riportate per il Lazio, lAbruzzo e il Molise.

Sulla presenza del Picchio nero nellAppennino settentrionale, e nellEmilia-Romagna in particolare, esistono alcune testimonianze storiche:

Ginanni F., 1774. Istoria civile e naturale delle Pinete Ravennati. Salomoni, Roma.

Forma egli nelle medesime (pinete) il suo nido.

Tramontani L., 1801. Istoria Naturale del Casentino con la vera Teoria della Terra. Vol.1. Biblioteca Cristiano-filosofica anno III. Vol.XIV. Stamperia della Carit, Firenze.LAutore lo elenca fra le specie del Casentino (e probabilmente anche della parte romagnola del Casentino, a quei tempi di amministrazione toscana).

Salvadori T., 1872. Fauna dItalia Uccelli. (Ri-stampa anastatica, Forni, Bologna,1971).

Il Doderlein assicura che sincontra talora nei boschi dellalta montagna del Modenese.

Zangheri P., 1938. Fauna di Romagna-Uccelli. Primo censimento completo della Avifauna Romagnola. Presso lAutore, Forl.

*Accidentale. *Rarissimo. non ritengo probabile che esso possa oggi presentarsi, anche accidentalmente, in Romagna. Cita il riferimento di Ginanni per le pinete e poi quanto riportato dal Majoli (fine 700) che ricorda di avere avuto, una sola volta, questo uccello dalle Pinete ravennati.  Riporta ancora uninformazione di don Giuseppe Bosi di Marradi che mi comunica di averne veduto un esemplare preso nel 1889 in quel di Casola Valsenio in una pineta (Villa Ferniani). Ancora: pu darsi che si spingesse, sia pure occasionalmente, fino allEmilia, come del resto hanno ammesso il Doderlein, il Carruccio e il Picaglia (cfr. Giglioli, 1907, pag.304).

Per la fine del XX secolo Bertarelli C. (com. pers.) segnala losservazione di un maschio in un casta-gneto attiguo ai Boschi di Faeto (Serramazzoni- MO) in data 6/10/1984.

Piani dazione dellUnione Europea a favore di specie minacciate.

La commissione ORNIS dellUnione Europea ha definito una lista di specie, comprese nellAllegato I della Direttiva Uccelli  (79/409/CEE),  considerate prioritare cio con popolazioni a livello europeo fortemente minacciate per la cui conservazione lUE obbliga gli stati membri a svolgere azioni urgenti di tutela e salvaguardia. Dal 1993 sono stati redatti piani di azione per le specie globalmente minacciate, con la consulenza tecnica di Birdlife International e di Wetlands International.

I primi Piani di Azione riguardano 23 specie; a questi sono seguiti quelli di altre 24 specie e sottospecie (tra queste ultime per lItalia ad esempio Accipiter gentilis arrigonii, Perdix perdix italica).  I piani definiscono le misure prioritarie per salvaguardare e incrementare le popolazioni delle specie interessate e sono altres il risultato di accordi tra organizzazioni governative e non governative.

Specie

Piano dazione

Accipiter gentilis arrigonii

BMS

Accipiter nisus granti

BMS

Acrocephalus paludicola

n

Aegypius monachus

n

Alectoris graeca whitakeri

BMS

Anser albifrons flavirostris

*

Anser erythropus

n

Aquila adalberti

n

Aquila clanga

-

Aquila heliaca

n

Aquila pomarina

-

Aythya nyroca

-

Botaurus stellaris

-

Branta ruficollis

n

Chlamydotis ondulata

n

Columba bollii

n

Columba junoniae

n

Columba palumbus azoica

n

Columba trocaz

n

Crex crex

n

Cursorius cursor

SAP

Dendrocopus major canariensis

BMS

Dendrocopus major thanneri

BMS

Falco biarmicus

SAP

Falco eleonorae

SAP

Falco naumanni

n

Falco rusticolus

SAP

Fringilla teydea 

n

Fulica cristata

SAP

Gypaetus barbatus

x

Hieraaetus fasciatus

x

Larus audouinii      

n

Loxia scotica

SAP

Marmaronetta angustirostris

n

Numenius tenuirostris

n

Otis tarda

n

Oxyura leucocephala

n

Pelecanus crispus

n

Perdix perdix italica

BMS

Phalacrocorax aristotelis desmarestii

SAP

Phalacrocorax pygmeus

n

Porphyrio porphyrio

SAP

Pterodroma feae

n

Pterodroma madeira

n

Puffinus puffinus mauretanicus

SAP

Pyrrhula murina

n

Sterna dougallii

SAP

Tetrax tetrax

-

n  il piano per queste specie stato approvato dalla Commissione ORNIS, Dicembre 1995

x il piano per queste specie stato approvato dalla Commissione ORNIS, Maggio 1999

SAP Piano dAzione in fase di preparazione

BMS  una dichiarazione breve per per questa specie in corso di redazione

* Per questa sottospecie in preparazione un piano internazionale di conservazione

I Piani dazione comprendono informazioni sullo status, lecologia,  le minacce e le misure di conservazione. Tutte le specie oggetto dei piani dazione sono prioritarie ai fini dei finanziamenti di progetti Life Natura. LUnione Europea ha gi finanziato progetti LIFE Natura a favore della maggior parte di queste specie di Uccelli.

(per informazioni pi dettagliate si rimanda al  LIFE Nature database dellUnione Europea:  http://europa.eu.int/comm/environment/life/project/index.htm

Il Piano dazione nazionale per la Moretta tabaccata

(Luca Melega e Lorenzo Serra)

La Moretta tabaccata stata, almeno fino agli anni 50, una delle anatre pi diffuse in Italia, specialmente in migrazione e svernamento. Da allora si assistito ad un rapido decremento e la specie stata considerata vulnerabile nella Lista Rossa degli uccelli italiani di Frugis e Schenk (1981) e criticamente minacciata in quella successiva di Calvario et al. (1999).

In seguito alle raccomandazioni previste dal Piano dazione europeo, il Ministero dellAmbiente ha incaricato lINFS di mettere a punto un piano dazione nazionale. In questa sede viene presentato un aggiornamento su status e principali minacce in Italia cos come recentemente emerso durante la preparazione del Piano dAzione nazionale per la conservazione di questa specie.

Metodi

Nel 2002, al fine di aggiornare la stima della popolazione nidificante in Italia, stata lanciata una campagna di raccolta dati a livello nazionale coinvolgendo ornitologi e birdwatchers. Lo status della popolazione svernante stato desunto dalla banca dati nazionale IWC (cfr. Baccetti et al. 2002).

Risultati

Nella primavera 2002, sono state ottenute prove di nidificazione in 19 siti. Sei complessi di zone umide hanno ospitato un numero di coppie superiore a cinque: Pialasse e Valli Ravennati; Pianura Bolognese Orientale; Laghi di Lesina e Varano; Manfredonia-Margherita di Savoia; Foce Simeto; Mazara. La stima complessiva risultata di 78-107 coppie. Dal 1994 al 2001 lareale di distribuzione degli svernanti non cambiato, presenze regolari sono state registrate nelle zone umide costiere dellAdriatico settentrionale, lungo le coste e nellentroterra del Lazio, della Toscana, in Sicilia e in Sardegna. I contingenti svernanti appaiono invece pi che quadruplicati negli 8 anni, passando da 84 a 368 individui (Serra et al. 1997; Baccetti et al. 2002; Melega 2003).

Discussione

E stato registrato un incremento sia della popolazione nidificante (stima precedente 25-50 coppie, Brichetti e Gariboldi 1997) sia di quella svernante. La distribuzione dei siti riproduttivi non sostanzialmente diversa da quella nota per gli anni 80 (Brichetti 1992; Meschini e Frugis 1993); lunica differenza osservata nellassenza della specie dalla Sardegna dove comunque ha nidificato fino al 2000 (Stagno di Platamona, D. Pisu e C. Azara, com. pers.). I fattori principali che possono aver contribuito a determinare questi andamenti positivi sono:

  • Accorciamento della stagione di caccia, grazie alla legge 157/92.
  • Decremento del numero complessivo di cacciatori da circa 1.700.000 a 700.000 in 20 anni.
  • Incremento del numero e della superficie delle aree protette.
  • Creazione di nuove zone umide, grazie allapplicazione di regolamenti e finanziamenti comunitari. In particolare, negli anni 90, nella pianura bolognese sono state create aree per pi di 2000 ettari che sono risultate utilizzate dalla specie (Tinarelli 2001a, 2001b).

Ringraziamenti

I dati sui nidificanti sono stati raccolti con laiuto di: G. Albanese, A. Andreotti, E. Arcamone, G. Cardinali, P. Casali, L. Casali, A. Ciaccio, A. Corso, M. Costa, G. Camelliti, M. Fraissinet, M. Gallego, E. Giudice, C. Guzzon, R. Ientile, G. La Gioia, G. La Grua, O. Guidi, S. Laurenti, F. Marchesi, G. Marzano, P. Micheloni, F. Palazzolo, F. Pezzo, S. Piciocchi, D. Pisu, G. Rannisi, V. Sciabica, R. Tinarelli, F. Velatta, M. Visceglia.

Bibliografia

Baccetti N., DallAntonia P., Magagnoli P., Melega L., Serra L., Soldatini C. e Zenatello M., 2002. Biol. Cons. Fauna, 111: 1-240.

Brichetti P. 1992. In: Brichetti P., De Franceschi P., e Baccetti N., (eds.). Aves I - Fauna dItalia. Calderini, Bologna, pp. 380-386.

Brichetti P. e Gariboldi A., 1997. Manuale pratico di ornitologia. Edagricole, Bologna.

Calvario E., Gustin M., Sarrocco S., Gallo-Orsi U., Bulgarini F. e Fraticelli F. 1999. Riv.ital.Orn. 69:3-43

Canova L. 1993. In: Meschini E. e Frugis S., (eds.) 1993. Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XX: 70.

Frugis S. e Schenk H. 1981. Avocetta, 5: 133-142.

Melega L. 2003. In: Petkov N., Hughes B. e Gallo-Orsi U., (eds.). Ferruginous Duck. From Research to Conservation. Bulgarian Society for the Protection of Birds (BSPB Conservation Series No. 6), Sofia, BG.

Serra L., Magnani A., DallAntonia P. e Baccetti N. 1997. Biol. Cons. Fauna, 101: 1-132.

Tinarelli R. 2001a. Avocetta, 25:106.

Tinarelli R. 2001b. Avocetta, 25:121.

Il Piano dazione nazionale per il Lanario

(Alessandro Andreotti)

LIstituto Nazionale per la Fauna Selvatica ha ricevuto lincarico dal Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio di curare la redazione del piano dazione nazionale per il Lanario, una specie per la cui conservazione il nostro Paese possiede una forte responsabilit in ambito europeo, dato che al momento ben il 70 % delle coppie nidificanti nellintero continente si stima siano in Italia

Per ottenere un quadro il pi possibile aggiornato e completo dello stato di conservazione nelle diverse realt regionali e per acquisire dati sulle minacce che gravano sul futuro della specie, nel corso della stagione riproduttiva del 2003 stato avviato un programma di monitoraggio, che ha visto la collaborazione di numerosi ornitologi operanti nellItalia centro-meridionale e in Sicilia.

Per ottimizzare la raccolta e la verifica di tutte le informazioni di campo, sono stati individuati diversi referenti locali, cio persone disponibili a mantenere i contatti con coloro che effettuano osservazioni in una determinata area. A tali referenti stato richiesto di contattare i rilevatori potenziali, di raccogliere i dati, di vagliarli criticamente e di effettuarne una prima elaborazione. Operando secondo questa procedura si auspica che il lavoro risulter pi agevole e porter alla raccolta di informazioni validate, ovviando anche ai problemi deontologici connessi con la localizzazione esatta dei siti, che, in questo modo, rimarranno noti solo a livello locale.

I risultati del monitoraggio effettuato durante il 2003 nelle varie regioni dove la specie presente sono tuttora in fase di raccolta e di elaborazione; si prevede di poter presentare il quadro complessivo nel corso di uno specifico incontro il giorno 25 settembre alle ore 19, nellambito del prossimo Convegno Italiano di Ornitologia che si terr a Ercolano dal 23 al 27 settembre p.v..

Per quanto concerne la Regione Emilia-Romagna, la specie stata rilevata soltanto in provincia di Bologna. Qui lattivit di monitoraggio stata condotta in modo intensivo grazie anche al supporto della Sezione Fauna e Flora Protetta del Corpo di Polizia Provinciale dei Bologna, che ha assunto il ruolo di referente locale del progetto. Nel corso della stagione riproduttiva appena conclusasi si accertata la presenza di 3 coppie che si sono tutte riprodotte con successo, portando allinvolo ben 8 giovani. Tale situazione appare particolarmente interessante e lascia intendere che possano esistere altre coppie nelle aree di presenza storica della specie, in particolare in Romagna e nel Modenese. Sarebbe pertanto auspicabile che durante il 2004 si intensificassero gli sforzi di rilevamento anche in queste zone.

Nel corso del 2003, parallelamente alla raccolta diffusa di dati sullintero areale della specie, stata effettuata unindagine pi approfondita in unarea campione in Sicilia estesa circa 7.000 km2, volta ad acquisire informazioni particolareggiate sulla biologia riproduttiva, sul comportamento, sullalimentazione e sulle preferenze ambientali del Lanario; complessivamente in tale area sono stati rilevati 24 siti con presenze di coppie o di singoli individui, ma solo 7 coppie si sono riprodotte con successo, portando allinvolo 17 giovani.

Un terzo filone di attivit ha riguardato la raccolta di campioni di sangue e di tessuti per verificare lesistenza di eventuali patologie o parassitosi in grado di influenzare negativamente il successo riproduttivo e la sopravvivenza della specie e per effettuare la caratterizzazione genetica delle diverse popolazioni presenti in Italia.

Il programma di ricerca proseguir nel corso della stagione riproduttiva 2004, al termine della quale si dovr provvedere a curare la redazione del piano dazione richiesto dal Ministero.

Affondamento della petroliera Prestige sulla costa Spagnola

Due Soci AsOER nelle Asturie:

racconti di un esperienza

(Michele Scaffidi e Sandro Brina)

Sono trascorsi ormai pi di nove mesi da quando, il 13 Novembre del 2002, si ebbero le prime notizie che una nave petroliera si trovava in serie difficolt al largo delle coste spagnole della Galizia. Sei giorni dopo, la Prestige, nome allora sconosciuto ma poi divenuto famoso, affonda spezzandosi in due tronconi, ad una settantina di chilometri dalla citt di Vigo, calando fino a 3600 metri di profondit, e portando con se circa 100.000 tonnellate di greggio, praticamente irrecuperabili. La chimica vuole che il petrolio sia pi leggero dell'acqua ed insolubile, e questo fa si che dalle spaccature dello scafo partano fili neri ed oleosi che arrivati in superficie tramano poi un sottile tappeto nero e catramoso al confine tra aria ed acqua, l dove vivono animali che si spostano volando e si nutrono nuotando.

E' un problema non solo per le specie aviari, anche se come associazione ornitologica siamo particolarmente sensibili a questo aspetto, ma per tutti gli equilibri ecologici degli ambienti costieri e marini e, in contesto meno ambientalista, per l'economia delle regioni che vivono grazie alle risorse ittiche e turistiche che il mare offre.

E' un problema che, seppure i mezzi di comunicazione a distanza di mesi hanno gi digerito ed evacuato, sussiste ancora e sussister, forse in maniera meno appariscente e fotogenica ma non meno tragica, per vari anni.

Vorrei dunque ricordare e testimoniare l'accaduto attraverso l'esperienza personale che io e Sandro Brina abbiamo avuto l'occasione di vivere a gennaio nelle Asturie, presso il Centro di recupero di San Juan de Nueva ad Avils, come inviati di una missione organizzata dalla Lipu e patrocinata dalla Provincia di Forl-Cesena.

Il fine di tale missione era articolato sia nel soccorso che potevamo direttamente apportare, che nel compito di raccogliere una esperienza ed una visione di intervento che potesse tornare utile per il futuro.

Il nostro intervento si svolto tra il 20 ed il 27 Gennaio del 2003, due mesi dopo ed in una localit lontana circa duecento chilometri dall'epicentro del disastro, pertanto non abbiamo assistito in prima persona ai tragici momenti in cui al centro approdavano in pochi giorni centinaia di uccelli completamente imbrattati. Non abbiamo assistito e n collaborato ad operazioni di pulizia del piumaggio, quelle che tanto colpiscono la sensibilit pubblica quando viste alla tv o sulla stampa, ma che in realt costituiscono un passaggio breve e secondario nel lungo iter di recupero che l'animale deve affrontare. Non abbiamo assistito a quei momenti perch gli animali seriamente imbrattati a quel punto erano gi morti o ripuliti, e fino alla successiva bolla di petrolio non ce ne sarebbero stati.

Al nostro centro in quel momento bisognava occuparsi invece dei tanti degenti (sono necessarie un minimo di tre o quattro settimane prima che un uccello sia in grado di affrontare il rilascio) e di quei 5 o 6 animali che ci venivano quotidianamente portati, non sporchi ma intossicati, dai volontari che battevano le spiagge.

Un po di numeri. Al momento dell'arrivo dal centro erano passati 1764 uccelli, di cui 796 giunti morti (ma importanti lo stesso per quantificare il disastro), e 968 vivi, in prevalenza Urie (564) e Gazze marine (358), poi Sule (46). Questi dati sono frutto di comunicazioni personali di allora, ed erano in continuo aggiornamento. Per certo mancano altre specie di cui ricordo la presenza, come svariati Pulcinella di mare, Zafferani e Gabbiani reali, una Pavoncella, una Berta dell'Atlantico, un Allocco (casuale, niente petrolio almeno per lui).

Il personale del Centro era costituito in gran parte da volontari, soprattutto studenti locali, un biologo inanellatore e da quattro veterinari a tempo pieno. Inoltre alcune persone si occupavano dell'organizzazione logistica e della ricerca di finanziamenti e donazioni.

Per meglio capire quale tipo di interventi sono svolti in un centro di recupero, e dunque quello a cui contribuivamo anche noi, necessario conoscere i problemi sanitari a cui gli uccelli vanno incontro in caso di disastro petrolifero, e qui li illustrer in ordine grossolano di urgenza di intervento:

  • Ipotermia, dovuta principalmente alla perdita dell'efficacia di isolamento termico che il piumaggio subisce quando si imbratta. Rappresenta la causa pi immediata di mortalit a partire dal momento in cui i soggetti si imbrattano. Si muore del freddo dell'Oceano..
  • Disidratazione, dovuta, all'impossibilit di assumere acqua per la debilitazione ed in quanto sporca e, secondariamente, alle perdite aumentate per diarrea.
  • Inedia. Gli animali non mangiano, sono deboli e non un problema indifferente nella loro gestione il fatto che molti non siano in grado di nutrirsi autonomamente e necessitino pertanto di sondaggio gastrico pi volte al giorno, operazione che richiede tempi notevoli e molta manodopera.
  • Gastroenterite, spesso emorragica, causata dall'effetto irritante del petrolio sulle mucose. Determina diarrea sanguinolenta e contribuisce cos alla disidratazione, all'anemia, allo scompenso idrico e acido-basico peggiorando quindi lo stato generale dell'animale. Facilita inoltre l'assorbimento delle sostanze tossiche.
  • Stato di intossicazione, con principale coinvolgimento epatico, renale e del sistema neurovegetativo e anemia emolitica. Non sono inoltre risparmiati altri tessuti ed organi, con danni sistemici all'organismo.
  • Infezioni secondarie, principalmente micosi, legate al calo delle difese immunitarie, dovuto sia al danno diretto che allo stress che l'animale subisce in tutte le fasi della vicenda. Si rivelano principalmente tramite sintomatologia respiratoria.
  • Irritazione cutanea e mucosale, cheratocongiuntiviti, pododermatiti e problemi alla deambulazione (e dunque al nuoto), legati all'effetto irritante del petrolio sulla cute e sulle mucose, nelle fasi iniziali, e successivamente  alle infezioni ed alla stabulazione a terra.

Ecco pertanto che al momento dell'arrivo gli uccelli imbrattati venivano accolti alla Clinica Veterinaria per le prime cure di emergenza, che consistevano nella pulizia del becco, cavit orale, narici, occhi, zampe, ed in una accurata visita medica atta a rilevare la consistenza dell'imbrattamento, la temperatura corporea, il peso, la disidratazione, la presenza di diarrea e lo stato del sensorio. Ad ogni singolo paziente era poi apposta alla zampa una fascetta con codice identificativo ed assegnata una cartella medica con i dati rilevati, era cos schedato ed il suo percorso di guarigione analizzabile in ogni momento. Il soggetto infine veniva reidratato (con soluzione fisiologica contenente anche glucosio, epatoprotettori, vitamine, minerali e amminoacidi), subiva un trattamento cortisonico per lo shock, gli veniva somministrato per sonda orale una soluzione di carbone attivo per limitare l'assorbimento di composti tossici ed eventualmente anche un lassativo per facilitare l'espulsione del petrolio gi ingerito. Il riequilibrio della temperatura corporea dei soggetti ipotermici era ottenuto tramite borse dell'acqua calda, panetti termici, lampade a infrarossi o nei casi gravi con bagni caldi. Nelle fasi iniziali l'alimentazione era mantenuta con una pappa morbida ad elevata di digeribilit ottenuta miscelando soluzioni reidratanti e mineralizzate a scatolette per cani formulate per stati di convalescenza, somministrata tramite sondaggio gastrico. Successivamente la dieta era solida a base di pesce.

Dopo queste prime fasi di soccorso nella Clinica l'animale faceva il suo ingresso nel centro di recupero, diviso per comodit di organizzazione e gestione in due grandi aree: la "Zona sporca" (costituita dai settori "Unit di terapia intensiva", "Prelavaggio", "Lavaggio", "Risciacquo" ed "Asciugatura") e la "Zona pulita" (costituita dai settori "Ambientamento all'interno" ed "Ambientamento all'esterno"). Oltre a questi settori erano previsti anche una "Cucina" per la preparazione dei pasti ai degenti, un "Magazzino", ed uno "Spogliatoio". Tutti questi settori, ad eccezione della Clinica Veterinaria, erano alloggiati in container approntati per l'occasione in uno spiazzo messo a disposizione da una compagnia portuale. Ogni animale passava da un settore all'altro man mano che le sue condizioni lo permettevano, in un rigoroso percorso di recupero.

Rapidamente ad illustrare la funzione dei singoli settori:

Terapia intensiva. Gli uccelli erano stabulati a piccoli gruppetti o singolarmente in scatoloni di cartone su lettiera costituita da carta di giornale tagliata a strisce, cambiata pi volte al giorno dai volontari. La temperatura era attorno ai 25 gradi, l'umidit elevata. Qui erano sottoposti ai protocolli terapeutici da parte dei veterinari e venivano nutriti 4-5 volte al d tramite sondaggio gastrico. Alcuni dopo qualche giorno cominciavano a tollerare anche dei filetti di pesce. Prima di essere ripuliti basilare che siano portati in condizione fisica tale da affrontare le operazioni di lavaggio che non sono prive di stress e che possono altrimenti risultare fatali.

Prelavaggio, Lavaggio e Risciacquo. Tramite acqua calda a temperatura controllata e sapone liquido per piatti (ne sono state provate varie marche per trovare quello efficace ma non troppo aggressivo), tre o quattro persone per animale, dotate di spugne, spazzole e spazzolini, eseguivano pi passaggi in vasche cambiando ripetutamente l'acqua sporca, fino alla completa pulizia del piumaggio. L'operazione delicata e va eseguita velocemente ed in silenzio da persone esperte, si deve aver rispetto della struttura delicata delle penne che gi stata offesa dal petrolio, cura per il contenimento, attenzione agli occhi e alle narici. Inoltre l'animale viene stressato dall'operazione, e ne pu morire. Il risciacquo non di minore importanza: richiede enormi quantit di acqua per eliminare i residui non solo di petrolio ma anche di sapone, anch'esso tossico.

Talvolta era necessario ripetere la trafila pi di una volta. Queste fasi sono le uniche a cui non abbiamo partecipato in prima persona, in quanto come gi detto non si sono svolte durante la nostra permanenza.

Asciugatura. L'animale bagnato a rischio di ipotermia, l'ambiente deve essere pertanto caldo, ma anche l'asciugatura deve avvenire in maniera atraumatica, evitando colpi di calore. In questo settore erano stati preparati tunnel di cartone, ad una estremit dei quali una stufetta immetteva all'interno un flusso di aria calda. Gli uccelli erano liberi di scegliere la posizione preferita, di girarsi, sbattere le ali e fare preening esponendosi all'aria calda come pi gli aggradava. Inoltre anche il contatto con le persone veniva limitato. Mezzi meno efficaci erano costituiti da phon e lampade ad infrarossi.

Al termine della fase avviene il passaggio alla "Zona pulita":

Ambientamento all'interno. Si tratta di aree chiuse dove i degenti sono stabulati colletivamente (spesso si tratta di specie coloniali per le quali la compagnia, anche interspecifica, giova molto al loro benessere e dunque alla guarigione). Hanno a disposizione piccole vasche di acqua dove saggiare la galleggiabilit e la capacit isolante del piumaggio, dove nuotare ed immergersi, per riappropriarsi del loro corpo. La temperatura era comunque monitorata ed erano presenti anche lampade ad infrarossi dove potevano asciugarsi o riscaldarsi.Molti si nutrivano in maniera quasi autonoma di filetti di pesce fresco puliti della lisca e della testa (possono risultare ancora traumatici per il tubo digerente offeso). Erano comunque tenuti sotto controllo nel caso qualcuno avesse problemi in acqua, e continuavano i protocolli terapeutici laddove necessario.

Ambientamento all'esterno. In recinti all'aperto ma protetti dalla tettoia di un capannone, gli uccelli erano stabulati in voliere di 40-80 metri quadri in gruppi anche numerosi. Le Sule erano le uniche stabulate a parte. Avevano vasche profonde dove nuotare, mangiavano spesso da soli, si pulivano autonomamente, cominciavano ad assumere comportamenti da animali sani. Qua le operazioni di recupero si limitavano ormai al controllo ed alla cura delle zampe, cosparse di creme idratanti per prevenire la disidratazione e l'abrasione da parte del substrato in sabbia (sicuramente non il pi adatto ma l'unico disponibile al momento dell'emergenza). Vi era anche un programma di fisioterapia: la muscolatura pettorale che muove le ali, che ha anche funzione natatoria in molte specie marine, risultava infatti ipotrofica dopo un lungo periodo di riposo, pertanto gli uccelli, tenuti fra le mani, venivano stimolati a sbattere le ali per alcuni minuti. Gli uccelli in questa fase prima del rilascio venivano inoltre inanellati con anello metallico.

Non siamo al corrente dell'esatta procedura di rilascio, in quanto non era di competenza nostra all'interno del centro. Sappiamo per che erano in corso di studio e approvazione vari piani per l'inserimento degli uccelli liberati in ambienti lontani da quelli del disastro, possibilmente non troppo aggressivi come condizioni climatiche, trattandosi di un periodo invernale, e comunque in areali appropriati per la specie e la sua fenologia.

Alcune considerazioni. In situazioni del genere la gestione strettamente medica e sanitaria dei soggetti non deve essere disgiunta dal benessere animale, in quanto un accurato management volto ad assicurare le migliori condizioni di degenza per soddisfare le esigenze biologiche dei pazienti un cardine fondamentale per predisporre un animale selvatico alla guarigione. Pertanto non solo auspicabile ma fondamentale la sinergia tra veterinari, biologi e ornitologi per elaborare le migliori soluzioni in merito alla stabulazione, al microclima, alla dieta, alle modalit di rilascio, essenziali per raggiungere lo scopo ultimo di un centro di recupero, che quello di restituire animali perfettamente performanti all'ambiente naturale che gli pertiene.

Non abbiamo dati certi sulle percentuali di mortalit e sopravvivenza degli animali all'interno del centro, sono dati spesso custoditi gelosamente dai responsabili, ma le nostre impressioni sono tuttavia buone. L'ottica con cui io vedo il fine di un Centro quella in cui ci si trova a dover salvare il salvabile, in situazioni disperate in cui gli animali spesso sono segnati indipendentemente dalla qualit del soccorso.

Probabilmente nei momenti iniziali quando la capacit di accoglienza di un Centro saturata spesso necessario decidere quali animali soccorrere e per i quali invece ricorrere all'eutanasia, al fine di lasciare spazio per un servizio migliore a quelli con reali possibilit di salvezza. Il fatto che al momento della nostra presenza non si dovesse pi ricorrere all'eutanasia e che d'altra parte le morti spontanee fossero poche (personalmente ho visto morire solo una Sula ed alcune Urie) penso significhi che tali valutazioni iniziali nei momenti critici fossero state eseguite correttamente.

L'impressione comunque che ai centri giunga solo una piccola fetta dei colpiti. E' infatti estremamente difficile se non impossibile valutare l'impatto diretto complessivo sull'avifauna quando non si hanno dati certi sul numero totale di animali colpiti n accurate stime di sopravvivenza sugli uccelli rilasciati ma solo i dati dei centri di recupero, una breve finestra tra il prima ed il dopo.

Inoltre come potranno influire nel futuro le modificazioni occorse all'ambiente sulle dinamiche di popolazione delle specie marine e costiere? Sar soprattutto il ripristino ambientale a far parte del vero recupero, di cui i Centri di soccorso rappresentano forse solo un aspetto contingente.

Atlante degli Uccelli nidificanti nel Piacentino

Pubblicato dalla Lipu di Piacenza a cura di Andrea Ambrogio, Giancarlo Figoli e Luigi Ziotti con la collaborazione di numerosi rilevatori,  analizza la presenza di 153 specie delle quali 134 nidificanti certe.

La base cartografica adottata la Tavoletta IGM scala 1:25.000. Il libro disponibile presso la  Lipu di Piacenza (info@lipupiacenza.it ).

LAtlante degli Uccelli nidificanti in Provincia di Bologna disponibile anche on-line sul sito dellAsOER (www.asoer.org). Il CD-Rom, realizzato con il contributo della Provincia di Bologna (Assessorato ambiente),    stato distribuito ai rilevatori che hanno partecipato al progetto e ai Soci Asoer in occasione dellAssemblea generale 2003.

www.asoer.org

Il sito Internet dellAssociazione consultabile a questo indirizzo; curato da Marco Serra, ancora in costruzione ma permette di leggere e scaricare i numeri del Notiziario fino ad ora realizzati, informazioni sulle attivit associative, progetti di ricerca, lAtlante degli Uccelli nidificanti in Provincia di Bologna. Nel prossimo futuro si arricchir con una check list regionale con la stima della consistenza delle popolazioni, i risultati dei censimenti degli svernanti in Emilia-Romagna, lattivit dei Soci inanellatori, una foto gallery dei lavori di soci e simpatizzanti.

Rinnovo iscrizione per il 2003

Ricordiamo che I soci che non hanno ancora rinnovato liscrizione per il 2003 e versato la quota (13€), possono farlo  attraverso:

  • il conto corrente postale n. 22033559 intestato a Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna, Via Massa Rapi 3, 40064 Ozzano dell'Emilia BO
  • il conto corrente bancario n. 1039193 presso Banca popolare dell'Emilia Romagna AG10 (CAB 02414) (ABI 05387) intestato a Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna ONLUS, Via Massa Rapi 3, 40064 Ozzano dell'Emilia BO

La tessera associativa distribuita contestualmente al rinnovo per il 2003.

Losservazione del Gobbo rugginoso lungo largine Agosta il 10 gennaio 2003 durante il censimento dellavifauna acquatica svernante (foto M. Passarella)

 





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