Censimenti avifauna
acquatica svernante - gennaio 2003
Nuovo accidentale
per lEmilia-Romagna
e per lItalia: Averla bruna alla Tomina
Presenza del Picchio nero nelle Foreste
Casentinesi: una nuova specie per la check-list regionale!
Il Piano dazione
nazionale per il Lanario
Due Soci AsOER
nelle Asturie: racconti di un esperienza
Rinnovo iscrizione per il 2003
Censimenti avifauna acquatica svernante
- gennaio
2003
(Roberto Tinarelli)
Nel gennaio 2003, dopo la positiva
collaborazione avviata con le Amministrazioni Provinciali
di Ferrara, Bologna
e Ravenna negli anni precedenti, lAsOER ha supportato
e/o organizzato, a seconda delle aree, i censimenti nelle
tre province della Regione (Ferrara, Ravenna, Bologna)
pi importanti per gli uccelli acquatici svernanti.
Complessivamente sono stati censiti nel gennaio 2003 150.516
uccelli.
| |
n. uccelli
|
n. specie
|
| |
2002
|
2003
|
2002
|
2003
|
|
Prov. FE
|
95.702
|
71.605
|
76
|
79
|
|
Prov. RA
|
46.140
|
48.450
|
55
|
57
|
|
Prov. BO
|
28.915
|
30.461
|
46
|
55
|
Il periodo in cui sono stati effettuati
i censimenti stato
caratterizzato da un marcato e rapido cambiamento climatico:
da un autunno e inizio inverno con temperature straordinariamente
miti si passati nei giorni tra il 7 e il 10 gennaio a
temperature inferiori alla media e ad un periodo di gelo
fino alla fine di gennaio.
In particolare occorre premettere che
il mese di dicembre stato
caratterizzato da temperature miti e da abbondanti piogge
che, andandosi ad aggiungere a quelle abbondanti dellautunno
(molta pioggia da giugno in poi) hanno reso il terreno
molto fangoso, innalzato le falde idriche superficiali,
riempito i fossi, provocando ristagni nei campi e alti
livelli dellacqua nelle zone umide. Dopo Natale, probabilmente
grazie alle temperature miti, sono state rilevate addirittura
piante in fioritura e con gemme attive.
Poich per un efficace censimento dei limicoli nella Sacca
di Goro necessario procedere durante periodi di alta
marea e queste ultime nel gennaio 2003 erano diurne (cio utilizzabili
per il censimento dei limicoli) solo allinizio del mese
e verso il 21-22, si proceduto al censimento sullo scanno
di Goro il 3 gennaio, primo giorno utile definito dallINFS
(giornata di sole dopo e prima giornate di nebbia con temperature
alte e pioggia).
Linterruzione del periodo con clima mite avvenuta a
partire dalla notte del 6-7 gennaio. Nella giornata del
7, in cui stato organizzato il censimento in Provincia
di Bologna e nelle Valli di Argenta, sono avvenute nevicate
a partire dalla notte, pi abbondanti nellinterno e gradualmente
miste a pioggia verso la costa. Il censimento stato difficile
nella mattinata del 7 a causa di brezza tesa con neve su
tutte le zone interessate dai censimenti. A partire dalle
ore 11 la brezza si placata ed ha smesso di nevicare;
nelle zone censite dalle ore 11 in poi vi era unottima
visibilit.
Il censimento del 7 nelle Valli di
Argenta stato invece
annullato e ripetuto il giorno 8 con cielo coperto, precipitazioni
piovose deboli ma buona visibilit.
Labbassamento della temperatura con massime attorno e
sotto 0 C proseguito nei giorni successivi. Nella giornata
del 10 gennaio le temperature erano molto basse al mattino
(-8C alle ore 7), il cielo era coperto con uscite a tratti
del sole, la visibilit era mediocre sulle valli di Comacchio,
in miglioramento nel periodo centrale della giornata; durante
il censimento sono state rilevate temperature massime attorno
a -1C, -2C; il mare era poco mosso con visibilit scarsa.
Gi il 10 gennaio le zone umide dellinterno (Bando, canali
del Mezzano) e della fascia costiera (Punte Alberete) risultavano
parzialmente ghiacciate l dove vi sono livelli dellacqua
bassi e piccoli specchi dacqua (es. fossi e canali, ma
anche i macchia radura parzialmente sommersi di Valle San
Clemente di Primaro).
Da rilevare che il livello dellacqua
era molto alto anche nella Sacca di Bellocchio, nelle
Valli di Comacchio e nella
Salina di Comacchio e che quindi risultavano sfavorite
in generale le varie specie di trampolieri; anche le anatre
risultavano molto disperse e presenti spesso in zone inusuali.
Il periodo successivo, fino alla fine
di gennaio 2002 stato
caratterizzato da temperature inferiori a quelle medie,
determinando il fenomeno di chiusura degli specchi dacqua
da parte del ghiaccio nei canali, nelle piccole zone umide
dellinterno ed in parte persino nella Salina di Cervia
(censita il 17 gennaio).
Londata di gelo e bufere che ha colpito lEuropa
centro-orientale ha causato:
- larrivo di un elevato numero di specie nordiche che
solitamente svernano a latitudini superiori;
- un incremento delle popolazioni
di Oche, in particolare nelle zone costiere dellAlto Adriatico, a partire dalla
fine di gennaio, che ha raggiunto il picco a met febbraio.
- A partire dal 10 gennaio la copertura
degli specchi dacqua da parte del ghiaccio ha determinato:
- il facile rilevamento (e di conseguenza
un incremento degli individui censiti) di specie quali
il porciglione,
la gallinella dacqua e il tarabuso che solitamente restano
al coperto tra le canne;
- una minore accuratezza nei conteggi (arrivando talvolta
addirittura a delle stime) delle varie specie di anatre
che insieme alle folaghe stavano posate in gruppi molto
serrati di centinaia di individui in poche centinaia
di metri quadrati di acqua libera dal ghiaccio.
Nel 2000 e nel 2001 era stato rilevato
un numero di uccelli circa equivalente mentre nel 2002
il numero di uccelli
censiti stato maggiore a causa di uninsolita e forte
ondata di gelo a partire da dicembre che ha determinato
larrivo di un elevato numero di specie nordiche che
solitamente svernano a latitudini superiori e un incremento
delle popolazioni, soprattutto di anseriformi, in particolare
nelle zone umide costiere e lungo i principali corsi dacqua
che non sono gelati. Anche nel 2003 londata di gelo, seppure
meno forte, che ha colpito lEuropa centro-settentrionale
in gennaio, ha determinato larrivo sia di specie nordiche sia
un incremento di oche, anatre e folaghe, in particolare
dalla fine di gennaio in poi, quando i censimenti IWC erano
gi stati compiuti.
Rispetto agli anni precedenti (periodo
2000-2002) il numero di specie rilevate nel gennaio 2003 in assoluto il pi elevato
a conferma sia della crescente efficienza e preparazione
dei censitori sia, soprattutto, della contemporanea presenza
di specie come Cavaliere dItalia, Sgarza ciuffetto, Tarabusino
e Airone guardabuoi, grazie al clima straordinariamente
mite in dicembre fino ai primi di gennaio, e di specie nordiche,
come Oca granaiola, Oca lombardella e Svasso cornuto, spinte
a latitudini meridionali dallinsolita ondata di gelo.
Rispetto ai numeri record rilevati nel gennaio 2002,
le popolazioni di Folaga, Germano reale, Gabbiano comune,
Gabbiano reale sono risultate in calo mentre sono risultate
quasi stabili le popolazioni di Volpoca e Fischione.
Tra i limicoli censiti nellEmilia
Romagna orientale vi sono specie con popolazioni che
costituiscono una percentuale
rilevante o la maggior parte della popolazione italiana
(Beccaccia di mare, Pivieressa, Piovanello maggiore, Piovanello
tridattilo, Voltapietre, Chiurlo); particolarmente importante
per i limicoli si conferma lo scanno di Goro che ospita
peraltro la maggiore e unica popolazione di Piovanello
maggiore, regolarmente svernante in Italia (129 individui
nel 2003).
I dati raccolti confermano la tendenza
allincremento
delle popolazioni residenti e svernanti di Oca selvatica;
nella seconda met di gennaio 2003 vi stato un afflusso
eccezionale di Oche, soprattutto lombardelle, in numerose
Province dellItalia nord-orientale.
In Provincia di Bologna stato rilevato per la prima
volta lo svernamento dellAirone rosso, del Tarabusino,
della Cicogna nera e per la seconda volta quello della
Sgarza ciuffetto; tutte queste specie sono da considerare
degli svernanti eccezionali non solo a livello regionale
ma anche a livello nazionale; sempre nel Bolognese stato
rilevato per la prima volta lo svernamento del Quattrocchi
e confermato lo svernamento della Volpoca, dello Svasso
piccolo e della Moretta grigia, tutte specie tipiche delle
zone umide costiere, che trovano condizioni ambientali
idonee anche in alcune zone umide della pianura bolognese
con ampi specchi dacqua.
Nel Ferrarese stato rilevato per la prima volta lo svernamento
del Marangone minore, peraltro con una cospicua popolazione
(131 indd.), che costituisce una delle specie nidificanti
pi rare e minacciate in Europa e che ha mostrato negli
ultimi anni un significativo aumento della popolazione
nelle zone costiere dellAdriatico settentrionale, forse
dovuto alle persecuzioni a cui soggetto in Albania; complessivamente
la popolazione censita in Emilia Romagna stata di 82
individui nel 2001, 286 nel 2002 e 170 nel 2003.
Degno di rilievo anche il numero
di Pesciaiole (5) rilevate in zone umide interne del
Ferrarese.
Infine di grande interesse lindividuo
femmina o immaturo di Gobbo rugginoso rilevato e fotografato(vedi
foto in
basso) a breve distanza in Valle Fossa di Porto; si tratta
di una specie rara e minacciata di cui sono in corso interventi
di reintroduzione in varie regioni del Mediterraneo.

Nuovo accidentale
per lEmilia-Romagna e per lItalia:
Averla bruna alla Tomina
(Carlo Giannella e Raffaele Gemmato)
Foto Marco Pesente

Losservazione di un esemplare 1w di
Averla bruna (Lanius
cristatus) nella bassa modenese stato sicuramente
lavvistamento che pi ha polarizzato lattenzione del
mondo ornitologico nel mese di gennaio, in quanto si
trattava sia della prima osservazione in Italia che lottava
per il Paleartico occidentale; losservazione ampiamente
documentata stata accettata dalla Commissione Ornitologica
Italiana nella sua riunione del 7 febbraio 2003.
Lesemplare era stato osservato da noi (Carlo Giannella
e Raffaele Gemmato) il 5 gennaio 2003, ma le cattive condizioni
metereologiche (nebbia fittissima) non avevano permesso
unidentificazione certa; losservazione di un presunto
esemplare 1w di Averla piccola era stato gi segnalato
in zona Tomina da Daniele Longhi fin dai primi di dicembre, dopo
questa osservazione purtroppo lesemplare non era stato
pi ricontattato, per lo meno da noi.
Il 12 gennaio assieme a Marco Pesente,
che nel frattempo aveva provveduto a registrarne il richiamo,
decidemmo di
catturala per verificare lesatta identificazione e se
necessario inanellarla.
Il tutto si concluse in pochi minuti, innalzammo
due mist net nel fosso e con laiuto del richiamo riuscimmo
a catturarla, una volta in mano fu palesemente evidente
che si trattava di un esemplare maschio Lanius cristatus nel
1w, particolarmente utili sono risultati sia il rapporto
coda/ali che la differenza tra T5 e T6 nella coda,
in quanto escludevano altre specie simili (Lanius collurio e Lanius
isabellinus); avendo lesemplare in mano avemmo inoltre
lopportunit di verificare se presentava o meno tracce
di una precedente cattivit, e visto che non erano presenti
decidemmo di inanellarla, poi fu immediatamente riportata
nella zona di cattura. A casa avemmo modo di controllare
ulteriore materiale bibliografico che non fece altro che
confermare lidentificazione.
Che lattivit di inanellamento non avesse provocato stress
sullanimale fu palesemente evidente nei giorni successivi
quando lAverla bruna fu ripetutamente osservata da centinaia
di persone fino al 6 di Febbraio, quando scomparsa.
Nel periodo che ha sostato nellarea
nota come la Tomina (Valli di Mortizzuolo - Mirandola)
sono state raccolte
osservazioni sulla sua alimentazione, con ritmi di 3 grillotalpa
o toporagni per ora, questo anche in condizioni metereologiche
proibitive.
LAverla bruna (Lanius cristatus) specie
politipica con areale riproduttivo dislocato dalla Siberia
occidentale
fino al Giappone, frequenta un ampio spettro di habitat:
da quello steppico e semidesertico fino a quello artico;
di abitudini tipicamente migratrici ha i quartieri invernali
dislocati in India ed nel sud est asiatico. Essa forma
una superspecie con Lanius collurio e Lanius
isabellinus. In Europa stata segnalata solamente
8 volte tutte autunnali e tutte abbastanza recenti: la
prima per le isole Shetland (GB) del 1985, poi stata
osservata in Danimarca (1998), anchessa controllata in
mano ed inanellata, in seguito stata poi ripetutamente
osservata nelle isole britanniche per altre 3 volte, in
Francia (1) ed in Germania (1), ed infine in Italia.

Per chi volesse approfondire, consigliamo i seguenti lavori:
BEAMAN, M. & MADGE, S. 1998 The
Handbook of Bird Identification. C. Helm.
CRAMP, S. & PERRINS, C.M. (eds) 1993 The Birds of
Western Palearctic, Vol. VII. Oxford University Press.
LEFRANC, N. & WORFOLK, T. 1997 Shrikes
. A Guide to the Shrikes of the World. Pica Press.
LEWINGTON, I., ALSTROM, P. & COLSTON P. 1991 A field
guide to the Rare Birds of Britain & Europe. Collins.
OLIVIER, G. 1944 Monographie des Pies-Griches
di genre Lanius. Lacerf Rouen
STRESEMANN, E. & STRESEMANN, V. 1971 Die postnuptiale
und die prenuptiale Vollmauser der asiatischen Wrger Lanius
tigrinus und L. cristatus . J. Ornithol. 112:
373-395.
SVENSSON, L. 1992 Identification
Guide to European Passerines, 4th edition. Stockholm.
WORFOLK, T. 2000 Identification of
Red-backed, Isabelline and Brown Shrikes. Dutch Birding
22: 323-362.
Presenza del Picchio nero nelle Foreste Casentinesi:
una nuova specie per la check-list regionale!
(Pierpaolo Ceccarelli, Nevio Agostini, Massimo Milandri)
Questa presenza una acquisizione recente per lAvifauna
regionale, dovuta ad individui in erratismo presumibilmente
provenienti dalle Alpi in cui la specie pare in espansione,
che si sono insediati negli ultimi due-tre anni nel Parco
Nazionale delle Foreste Casentinesi . La scoperta del
Picchio nero il risultato che corona una ricerca su
i Picchi attuata in Casentino da P. Ceccarelli, M. Milandri
e S. Gellini ma rappresenta anche un meritato riconoscimento
per chi ha curato la gestione forestale nel Parco Nazionale
(ndr).

Picus niger, pileo coccineo Istoria
Civile e Naturale delle Pinete Ravennati di Francesco
Ginanni (1774)
Il Picchio nero presente nel versante
forlivese del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Dopo una prima breve osservazione del
21/12/00 (N.Agostini), sono state eseguite ricerche mirate
a confermarne la presenza,
tuttavia senza riscontri positivi. Successivamente, nella
primavera 2003, sono stati ascoltati in pi occasioni i
tipici lunghi tambureggiamenti (M.Milandri). In data 29/3/03 stata
di nuovo ascoltata una serie di tambureggiamenti spontanei;
lesemplare, sollecitato dai richiami registrati, ha risposto
con il caratteristico canto e si mostrato in volo posandosi
a breve distanza dagli osservatori (P.Ceccarelli, M.Milandri),
al limite della Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino;
losservazione prolungata ha consentito di verificare che
si trattava di una femmina.
In data 13/5/03 stata organizzata unapposita escursione
allinterno della Riserva da parte di un gruppo di rilevatori
(P.Ceccarelli, N.Agostini, M.Bonora), con lassistenza
del Corpo Forestale dello Stato (R. Di Julio, Angioloni)
e dell Amministrazione delle Riserve Casentinesi (G.Crudele).
In quelloccasione stato nuovamente contattato un esemplare
di Picchio nero che si rivelato col tipico richiamo in
volo e poi, dopo il richiamo del registratore, apparso
brevemente in volo sugli osservatori.
Lesplorazione ha permesso di rilevare numerosi abeti
morti che portano tracce di alimentazione del Picchio nero
(grossi fori, spesso oblunghi e profondi Vedi foto);
questo particolarmente nella zona centrale della R.N.I.
che viene considerata il cuore della Riserva in quanto
fa parte (soprattutto il versante verso monte) del nucleo
originario della Riserva di 113 ettari nata nel 1959. Si
tratta di quellampio anfiteatro di ripidi fossi che scendono
dal crinale e che appunto costituisce il nucleo originario
di Sasso Fratino.
La Foresta da cui giunto il Picchio una fustaia di
faggio disetanea con ricchezza di alberi morti in piedi
e a terra e presenza di abeti bianchi nei rilievi e nelle
parti pi rocciose. Oltre a faggi e abeti vi la presenza
di aceri montano e riccio, olmi, carpini bianchi, tigli
e frassini.
Il diametro delle piante in genere superiore ai 50 cm,
ma vi sono anche faggi e abeti bianchi con diametro di
circa un metro e altezza superiori ai 30 metri. Sono stati
censiti proprio qui, nella parte alta di questi fossi,
esemplari giganteschi di faggi e abeti, i pi imponenti
della Riserva Integrale.
Le osservazioni e le tracce di presenza
lasciate sugli abeti morti sono distribuite lungo un
tragitto di circa
6 km in linea daria, ad altitudini comprese fra 900 e
1100 m.
Il comportamento territoriale mostrato
sempre dagli esemplari osservati e la presenza ormai
prolungata nel tempo potrebbero
indicare lesistenza stabile di una coppia.
Il Picchio nero presente, in Italia, sullarco alpino
e, con piccoli nuclei, nellAppennino meridionale (Calabria,
Basilicata, Campania); alcune recenti osservazioni sono
riportate per il Lazio, lAbruzzo e il Molise.
Sulla presenza del Picchio nero nellAppennino settentrionale,
e nellEmilia-Romagna in particolare, esistono alcune testimonianze
storiche:
Ginanni F., 1774. Istoria civile e naturale
delle Pinete Ravennati. Salomoni, Roma.
Forma egli nelle medesime (pinete)
il suo nido.
Tramontani L., 1801. Istoria
Naturale del Casentino con la vera Teoria della Terra.
Vol.1. Biblioteca Cristiano-filosofica
anno III. Vol.XIV. Stamperia della Carit, Firenze.LAutore
lo elenca fra le specie del Casentino (e probabilmente
anche della parte romagnola del Casentino, a quei tempi
di amministrazione toscana).
Salvadori T., 1872. Fauna dItalia Uccelli.
(Ri-stampa anastatica, Forni, Bologna,1971).
Il Doderlein assicura che sincontra talora nei boschi
dellalta montagna del Modenese.
Zangheri P., 1938. Fauna di
Romagna-Uccelli. Primo censimento completo della Avifauna
Romagnola. Presso lAutore,
Forl.
*Accidentale. *Rarissimo. non ritengo probabile che esso
possa oggi presentarsi, anche accidentalmente, in Romagna. Cita
il riferimento di Ginanni per le pinete e poi quanto riportato
dal Majoli (fine 700) che ricorda di avere avuto, una
sola volta, questo uccello dalle Pinete ravennati. Riporta
ancora uninformazione di don Giuseppe Bosi di Marradi
che mi comunica di averne veduto un esemplare preso nel
1889 in quel di Casola Valsenio in una pineta (Villa Ferniani). Ancora: pu darsi
che si spingesse, sia pure occasionalmente, fino allEmilia,
come del resto hanno ammesso il Doderlein, il Carruccio
e il Picaglia (cfr. Giglioli, 1907, pag.304).
Per la fine del XX secolo Bertarelli C. (com.
pers.) segnala losservazione di un maschio in un casta-gneto
attiguo ai Boschi di Faeto (Serramazzoni- MO) in data 6/10/1984.
Piani dazione dellUnione Europea
a favore di specie minacciate.
La commissione ORNIS dellUnione Europea ha definito una
lista di specie, comprese nellAllegato I della Direttiva
Uccelli (79/409/CEE), considerate prioritare
cio con popolazioni a livello europeo fortemente minacciate
per la cui conservazione lUE obbliga gli stati membri
a svolgere azioni urgenti di tutela e salvaguardia. Dal
1993 sono stati redatti piani di azione per le specie globalmente
minacciate, con la consulenza tecnica di Birdlife International
e di Wetlands International.
I primi Piani di Azione riguardano
23 specie; a questi sono seguiti quelli di altre 24 specie
e sottospecie (tra
queste ultime per lItalia ad esempio Accipiter gentilis
arrigonii, Perdix perdix italica). I piani
definiscono le misure prioritarie per salvaguardare e incrementare
le popolazioni delle specie interessate e sono altres il
risultato di accordi tra organizzazioni governative e non
governative.
|
Specie
|
Piano dazione
|
|
Accipiter gentilis arrigonii
|
BMS
|
|
Accipiter nisus granti
|
BMS
|
|
Acrocephalus paludicola
|
n
|
|
Aegypius monachus
|
n
|
|
Alectoris graeca whitakeri
|
BMS
|
|
Anser albifrons flavirostris
|
*
|
|
Anser erythropus
|
n
|
|
Aquila adalberti
|
n
|
|
Aquila clanga
|
-
|
Aquila heliaca
|
n
|
|
Aquila pomarina
|
-
|
|
Aythya nyroca
|
-
|
|
Botaurus stellaris
|
-
|
|
Branta ruficollis
|
n
|
|
Chlamydotis ondulata
|
n
|
|
Columba bollii
|
n
|
|
Columba junoniae
|
n
|
|
Columba palumbus azoica
|
n
|
|
Columba trocaz
|
n
|
|
Crex crex
|
n
|
|
Cursorius cursor
|
SAP
|
|
Dendrocopus major canariensis
|
BMS
|
|
Dendrocopus major thanneri
|
BMS
|
|
Falco biarmicus
|
SAP
|
|
Falco eleonorae
|
SAP
|
|
Falco naumanni
|
n
|
|
Falco rusticolus
|
SAP
|
|
Fringilla teydea
|
n
|
|
Fulica cristata
|
SAP
|
|
Gypaetus barbatus
|
x
|
|
Hieraaetus fasciatus
|
x
|
|
Larus audouinii
|
n
|
|
Loxia scotica
|
SAP
|
|
Marmaronetta angustirostris
|
n
|
|
Numenius tenuirostris
|
n
|
|
Otis tarda
|
n
|
|
Oxyura leucocephala
|
n
|
|
Pelecanus crispus
|
n
|
|
Perdix perdix italica
|
BMS
|
|
Phalacrocorax aristotelis desmarestii
|
SAP
|
|
Phalacrocorax pygmeus
|
n
|
|
Porphyrio porphyrio
|
SAP
|
|
Pterodroma feae
|
n
|
|
Pterodroma madeira
|
n
|
|
Puffinus puffinus mauretanicus
|
SAP
|
|
Pyrrhula murina
|
n
|
|
Sterna dougallii
|
SAP
|
|
Tetrax tetrax
|
-
|
n il piano per queste specie stato
approvato dalla Commissione ORNIS, Dicembre 1995
x il piano per queste specie stato
approvato dalla Commissione ORNIS, Maggio 1999
SAP Piano dAzione in fase di
preparazione
BMS una dichiarazione breve per per questa
specie in corso di redazione
* Per questa sottospecie in preparazione
un piano internazionale di conservazione
I Piani dazione comprendono informazioni sullo status,
lecologia, le minacce e le misure di conservazione.
Tutte le specie oggetto dei piani dazione sono prioritarie
ai fini dei finanziamenti di progetti Life Natura. LUnione
Europea ha gi finanziato progetti LIFE Natura a favore
della maggior parte di queste specie di Uccelli.
(per informazioni pi dettagliate si rimanda al LIFE
Nature database dellUnione Europea: http://europa.eu.int/comm/environment/life/project/index.htm
Il Piano dazione nazionale per la
Moretta tabaccata
(Luca Melega e Lorenzo Serra)
La Moretta tabaccata stata, almeno fino agli anni 50,
una delle anatre pi diffuse in Italia, specialmente in
migrazione e svernamento. Da allora si assistito ad un
rapido decremento e la specie stata considerata vulnerabile nella
Lista Rossa degli uccelli italiani di Frugis e Schenk (1981)
e criticamente minacciata in quella successiva di Calvario et
al. (1999).
In seguito alle raccomandazioni previste
dal Piano dazione
europeo, il Ministero dellAmbiente ha incaricato lINFS
di mettere a punto un piano dazione nazionale. In questa
sede viene presentato un aggiornamento su status e principali
minacce in Italia cos come recentemente emerso durante
la preparazione del Piano dAzione nazionale per la conservazione
di questa specie.
Metodi
Nel 2002, al fine di aggiornare la
stima della popolazione nidificante in Italia, stata lanciata una campagna di
raccolta dati a livello nazionale coinvolgendo ornitologi
e birdwatchers. Lo status della popolazione svernante stato
desunto dalla banca dati nazionale IWC (cfr. Baccetti et
al. 2002).
Risultati
Nella primavera 2002, sono state ottenute
prove di nidificazione in 19 siti. Sei complessi di zone
umide hanno ospitato
un numero di coppie superiore a cinque: Pialasse e Valli
Ravennati; Pianura Bolognese Orientale; Laghi di Lesina
e Varano; Manfredonia-Margherita di Savoia; Foce Simeto;
Mazara. La stima complessiva risultata di 78-107 coppie.
Dal 1994 al 2001 lareale di distribuzione degli svernanti
non cambiato, presenze regolari sono state registrate
nelle zone umide costiere dellAdriatico settentrionale,
lungo le coste e nellentroterra del Lazio, della Toscana,
in Sicilia e in Sardegna. I contingenti svernanti appaiono
invece pi che quadruplicati negli 8 anni, passando da
84 a 368 individui (Serra et al. 1997; Baccetti et al.
2002; Melega 2003).
Discussione
E stato registrato un incremento sia della popolazione
nidificante (stima precedente 25-50 coppie, Brichetti e
Gariboldi 1997) sia di quella svernante. La distribuzione
dei siti riproduttivi non sostanzialmente diversa da
quella nota per gli anni 80 (Brichetti 1992; Meschini
e Frugis 1993); lunica differenza osservata nellassenza
della specie dalla Sardegna dove comunque ha nidificato
fino al 2000 (Stagno di Platamona, D. Pisu e C. Azara,
com. pers.). I fattori principali che possono aver contribuito
a determinare questi andamenti positivi sono:
- Accorciamento della stagione di caccia, grazie alla
legge 157/92.
- Decremento del numero complessivo di cacciatori da
circa 1.700.000 a 700.000 in 20 anni.
- Incremento del numero e della superficie delle aree
protette.
- Creazione di nuove zone umide, grazie
allapplicazione
di regolamenti e finanziamenti comunitari. In particolare,
negli anni 90, nella pianura bolognese sono state create
aree per pi di 2000 ettari che sono risultate utilizzate
dalla specie (Tinarelli 2001a, 2001b).
Ringraziamenti
I dati sui nidificanti sono stati raccolti
con laiuto
di: G. Albanese, A. Andreotti, E. Arcamone, G. Cardinali,
P. Casali, L. Casali, A. Ciaccio, A. Corso, M. Costa, G.
Camelliti, M. Fraissinet, M. Gallego, E. Giudice, C. Guzzon,
R. Ientile, G. La Gioia, G. La Grua, O. Guidi, S. Laurenti,
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Il Piano dazione nazionale per il
Lanario
(Alessandro Andreotti)

LIstituto Nazionale per la Fauna Selvatica ha ricevuto
lincarico dal Ministero dellAmbiente e della Tutela del
Territorio di curare la redazione del piano dazione nazionale
per il Lanario, una specie per la cui conservazione il
nostro Paese possiede una forte responsabilit in ambito
europeo, dato che al momento ben il 70 % delle coppie nidificanti
nellintero continente si stima siano in Italia
Per ottenere un quadro il pi possibile aggiornato e completo
dello stato di conservazione nelle diverse realt regionali
e per acquisire dati sulle minacce che gravano sul futuro
della specie, nel corso della stagione riproduttiva del
2003 stato avviato un programma di monitoraggio, che
ha visto la collaborazione di numerosi ornitologi operanti
nellItalia centro-meridionale e in Sicilia.
Per ottimizzare la raccolta e la verifica
di tutte le informazioni di campo, sono stati individuati
diversi referenti
locali, cio persone disponibili a mantenere i contatti
con coloro che effettuano osservazioni in una determinata
area. A tali referenti stato richiesto di contattare
i rilevatori potenziali, di raccogliere i dati, di vagliarli
criticamente e di effettuarne una prima elaborazione. Operando
secondo questa procedura si auspica che il lavoro risulter pi agevole
e porter alla raccolta di informazioni validate, ovviando
anche ai problemi deontologici connessi con la localizzazione
esatta dei siti, che, in questo modo, rimarranno noti solo
a livello locale.
I risultati del monitoraggio effettuato
durante il 2003 nelle varie regioni dove la specie presente sono tuttora
in fase di raccolta e di elaborazione; si prevede di poter
presentare il quadro complessivo nel corso di uno specifico
incontro il giorno 25 settembre alle ore 19, nellambito
del prossimo Convegno Italiano di Ornitologia che si terr a
Ercolano dal 23 al 27 settembre p.v..
Per quanto concerne la Regione Emilia-Romagna,
la specie stata
rilevata soltanto in provincia di Bologna. Qui lattivit di
monitoraggio stata condotta in modo intensivo grazie
anche al supporto della Sezione Fauna e Flora Protetta
del Corpo di Polizia Provinciale dei Bologna, che ha assunto
il ruolo di referente locale del progetto. Nel corso della
stagione riproduttiva appena conclusasi si accertata
la presenza di 3 coppie che si sono tutte riprodotte con
successo, portando allinvolo ben 8 giovani. Tale situazione
appare particolarmente interessante e lascia intendere
che possano esistere altre coppie nelle aree di presenza
storica della specie, in particolare in Romagna e nel Modenese.
Sarebbe pertanto auspicabile che durante il 2004 si intensificassero
gli sforzi di rilevamento anche in queste zone.
Nel corso del 2003, parallelamente
alla raccolta diffusa di dati sullintero areale della specie, stata effettuata
unindagine pi approfondita in unarea campione in Sicilia
estesa circa 7.000 km2, volta ad acquisire informazioni
particolareggiate sulla biologia riproduttiva, sul comportamento,
sullalimentazione e sulle preferenze ambientali del Lanario;
complessivamente in tale area sono stati rilevati 24 siti
con presenze di coppie o di singoli individui, ma solo
7 coppie si sono riprodotte con successo, portando allinvolo
17 giovani.
Un terzo filone di attivit ha riguardato la raccolta
di campioni di sangue e di tessuti per verificare lesistenza
di eventuali patologie o parassitosi in grado di influenzare
negativamente il successo riproduttivo e la sopravvivenza
della specie e per effettuare la caratterizzazione genetica
delle diverse popolazioni presenti in Italia.
Il programma di ricerca proseguir nel corso della stagione
riproduttiva 2004, al termine della quale si dovr provvedere
a curare la redazione del piano dazione richiesto dal
Ministero.
Affondamento della petroliera Prestige sulla costa Spagnola
Due Soci AsOER nelle Asturie:
racconti di un esperienza
(Michele Scaffidi e Sandro Brina)
Sono trascorsi ormai pi di nove mesi da quando, il 13
Novembre del 2002, si ebbero le prime notizie che una nave
petroliera si trovava in serie difficolt al largo delle
coste spagnole della Galizia. Sei giorni dopo, la Prestige,
nome allora sconosciuto ma poi divenuto famoso, affonda
spezzandosi in due tronconi, ad una settantina di chilometri
dalla citt di Vigo, calando fino a 3600 metri di profondit,
e portando con se circa 100.000 tonnellate di greggio,
praticamente irrecuperabili. La chimica vuole che il petrolio
sia pi leggero dell'acqua ed insolubile, e questo fa si
che dalle spaccature dello scafo partano fili neri ed oleosi
che arrivati in superficie tramano poi un sottile tappeto
nero e catramoso al confine tra aria ed acqua, l dove
vivono animali che si spostano volando e si nutrono nuotando.
E' un problema non solo per le specie aviari, anche se
come associazione ornitologica siamo particolarmente sensibili
a questo aspetto, ma per tutti gli equilibri ecologici
degli ambienti costieri e marini e, in contesto meno ambientalista,
per l'economia delle regioni che vivono grazie alle risorse
ittiche e turistiche che il mare offre.
E' un problema che, seppure i mezzi
di comunicazione a distanza di mesi hanno gi digerito ed evacuato, sussiste
ancora e sussister, forse in maniera meno appariscente
e fotogenica ma non meno tragica, per vari anni.
Vorrei dunque ricordare e testimoniare
l'accaduto attraverso l'esperienza personale che io e
Sandro Brina abbiamo avuto
l'occasione di vivere a gennaio nelle Asturie, presso il
Centro di recupero di San Juan de Nueva ad Avils, come
inviati di una missione organizzata dalla Lipu e patrocinata
dalla Provincia di Forl-Cesena.
Il fine di tale missione era articolato sia nel soccorso
che potevamo direttamente apportare, che nel compito di
raccogliere una esperienza ed una visione di intervento
che potesse tornare utile per il futuro.
Il nostro intervento si svolto tra il 20 ed il 27 Gennaio
del 2003, due mesi dopo ed in una localit lontana circa
duecento chilometri dall'epicentro del disastro, pertanto
non abbiamo assistito in prima persona ai tragici momenti
in cui al centro approdavano in pochi giorni centinaia
di uccelli completamente imbrattati. Non abbiamo assistito
e n collaborato ad operazioni di pulizia del piumaggio,
quelle che tanto colpiscono la sensibilit pubblica quando
viste alla tv o sulla stampa, ma che in realt costituiscono
un passaggio breve e secondario nel lungo iter di recupero
che l'animale deve affrontare. Non abbiamo assistito a
quei momenti perch gli animali seriamente imbrattati a
quel punto erano gi morti o ripuliti, e fino alla successiva
bolla di petrolio non ce ne sarebbero stati.
Al nostro centro in quel momento bisognava occuparsi invece
dei tanti degenti (sono necessarie un minimo di tre o quattro
settimane prima che un uccello sia in grado di affrontare
il rilascio) e di quei 5 o 6 animali che ci venivano quotidianamente
portati, non sporchi ma intossicati, dai volontari che
battevano le spiagge.
Un po di numeri. Al momento dell'arrivo dal centro erano
passati 1764 uccelli, di cui 796 giunti morti (ma importanti
lo stesso per quantificare il disastro), e 968 vivi, in
prevalenza Urie (564) e Gazze marine (358), poi Sule (46).
Questi dati sono frutto di comunicazioni personali di allora,
ed erano in continuo aggiornamento. Per certo mancano altre
specie di cui ricordo la presenza, come svariati Pulcinella
di mare, Zafferani e Gabbiani reali, una Pavoncella, una
Berta dell'Atlantico, un Allocco (casuale, niente petrolio
almeno per lui).
Il personale del Centro era costituito in gran parte da
volontari, soprattutto studenti locali, un biologo inanellatore
e da quattro veterinari a tempo pieno. Inoltre alcune persone
si occupavano dell'organizzazione logistica e della ricerca
di finanziamenti e donazioni.
Per meglio capire quale tipo di interventi
sono svolti in un centro di recupero, e dunque quello
a cui contribuivamo
anche noi, necessario conoscere i problemi sanitari a
cui gli uccelli vanno incontro in caso di disastro petrolifero,
e qui li illustrer in ordine grossolano di urgenza di
intervento:
- Ipotermia, dovuta principalmente
alla perdita dell'efficacia di isolamento termico che
il piumaggio
subisce quando si imbratta. Rappresenta la causa pi immediata
di mortalit a partire dal momento in cui i soggetti
si imbrattano. Si muore del freddo dell'Oceano..
- Disidratazione, dovuta,
all'impossibilit di
assumere acqua per la debilitazione ed in quanto sporca
e, secondariamente, alle perdite aumentate per diarrea.
- Inedia. Gli animali non
mangiano, sono deboli e non un problema indifferente nella loro gestione
il fatto che molti non siano in grado di nutrirsi autonomamente
e necessitino pertanto di sondaggio gastrico pi volte
al giorno, operazione che richiede tempi notevoli e molta
manodopera.
- Gastroenterite, spesso emorragica, causata
dall'effetto irritante del petrolio sulle mucose. Determina diarrea
sanguinolenta e contribuisce cos alla disidratazione,
all'anemia, allo scompenso idrico e acido-basico peggiorando
quindi lo stato generale dell'animale. Facilita inoltre
l'assorbimento delle sostanze tossiche.
- Stato di intossicazione, con principale coinvolgimento
epatico, renale e del sistema neurovegetativo e anemia
emolitica. Non sono inoltre risparmiati altri tessuti
ed organi, con danni sistemici all'organismo.
- Infezioni secondarie, principalmente micosi,
legate al calo delle difese immunitarie, dovuto sia al
danno diretto che allo stress che l'animale subisce in
tutte le fasi della vicenda. Si rivelano principalmente
tramite sintomatologia respiratoria.
- Irritazione cutanea e mucosale, cheratocongiuntiviti,
pododermatiti e problemi alla deambulazione (e dunque
al nuoto), legati all'effetto irritante del petrolio
sulla cute e sulle mucose, nelle fasi iniziali, e successivamente alle
infezioni ed alla stabulazione a terra.

Ecco pertanto che al momento dell'arrivo gli uccelli imbrattati
venivano accolti alla Clinica Veterinaria per le
prime cure di emergenza, che consistevano nella pulizia
del becco, cavit orale, narici, occhi, zampe, ed in una
accurata visita medica atta a rilevare la consistenza dell'imbrattamento,
la temperatura corporea, il peso, la disidratazione, la
presenza di diarrea e lo stato del sensorio. Ad ogni singolo
paziente era poi apposta alla zampa una fascetta con codice
identificativo ed assegnata una cartella medica con i dati
rilevati, era cos schedato ed il suo percorso di guarigione
analizzabile in ogni momento. Il soggetto infine veniva
reidratato (con soluzione fisiologica contenente anche
glucosio, epatoprotettori, vitamine, minerali e amminoacidi),
subiva un trattamento cortisonico per lo shock, gli veniva
somministrato per sonda orale una soluzione di carbone
attivo per limitare l'assorbimento di composti tossici
ed eventualmente anche un lassativo per facilitare l'espulsione
del petrolio gi ingerito. Il riequilibrio della temperatura
corporea dei soggetti ipotermici era ottenuto tramite borse
dell'acqua calda, panetti termici, lampade a infrarossi
o nei casi gravi con bagni caldi. Nelle fasi iniziali l'alimentazione
era mantenuta con una pappa morbida ad elevata di digeribilit ottenuta
miscelando soluzioni reidratanti e mineralizzate a scatolette
per cani formulate per stati di convalescenza, somministrata
tramite sondaggio gastrico. Successivamente la dieta era
solida a base di pesce.
Dopo queste prime fasi di soccorso
nella Clinica l'animale faceva il suo ingresso nel centro
di recupero, diviso per
comodit di organizzazione e gestione in due grandi aree:
la "Zona sporca" (costituita dai settori "Unit di
terapia intensiva", "Prelavaggio", "Lavaggio", "Risciacquo" ed "Asciugatura")
e la "Zona pulita" (costituita dai settori "Ambientamento
all'interno" ed "Ambientamento all'esterno").
Oltre a questi settori erano previsti anche una "Cucina" per
la preparazione dei pasti ai degenti, un "Magazzino",
ed uno "Spogliatoio". Tutti questi settori, ad
eccezione della Clinica Veterinaria, erano alloggiati in
container approntati per l'occasione in uno spiazzo messo
a disposizione da una compagnia portuale. Ogni animale
passava da un settore all'altro man mano che le sue condizioni
lo permettevano, in un rigoroso percorso di recupero.
Rapidamente ad illustrare la funzione dei singoli settori:
Terapia intensiva. Gli uccelli
erano stabulati a piccoli gruppetti o singolarmente in
scatoloni di cartone
su lettiera costituita da carta di giornale tagliata a
strisce, cambiata pi volte al giorno dai volontari. La
temperatura era attorno ai 25 gradi, l'umidit elevata.
Qui erano sottoposti ai protocolli terapeutici da parte
dei veterinari e venivano nutriti 4-5 volte al d tramite
sondaggio gastrico. Alcuni dopo qualche giorno cominciavano
a tollerare anche dei filetti di pesce. Prima di essere
ripuliti basilare che siano portati in condizione fisica
tale da affrontare le operazioni di lavaggio che non sono
prive di stress e che possono altrimenti risultare fatali.
Prelavaggio, Lavaggio e Risciacquo.
Tramite acqua calda a temperatura controllata e sapone
liquido per piatti
(ne sono state provate varie marche per trovare quello
efficace ma non troppo aggressivo), tre o quattro persone
per animale, dotate di spugne, spazzole e spazzolini, eseguivano
pi passaggi in vasche cambiando ripetutamente l'acqua
sporca, fino alla completa pulizia del piumaggio. L'operazione delicata
e va eseguita velocemente ed in silenzio da persone esperte,
si deve aver rispetto della struttura delicata delle penne
che gi stata offesa dal petrolio, cura per il contenimento,
attenzione agli occhi e alle narici. Inoltre l'animale
viene stressato dall'operazione, e ne pu morire. Il risciacquo
non di minore importanza: richiede enormi quantit di
acqua per eliminare i residui non solo di petrolio ma anche
di sapone, anch'esso tossico.
Talvolta era necessario ripetere la
trafila pi di una
volta. Queste fasi sono le uniche a cui non abbiamo partecipato
in prima persona, in quanto come gi detto non si sono
svolte durante la nostra permanenza.
Asciugatura. L'animale bagnato a rischio di ipotermia,
l'ambiente deve essere pertanto caldo, ma anche l'asciugatura
deve avvenire in maniera atraumatica, evitando colpi di
calore. In questo settore erano stati preparati tunnel
di cartone, ad una estremit dei quali una stufetta immetteva
all'interno un flusso di aria calda. Gli uccelli erano
liberi di scegliere la posizione preferita, di girarsi,
sbattere le ali e fare preening esponendosi all'aria calda
come pi gli aggradava. Inoltre anche il contatto con le
persone veniva limitato. Mezzi meno efficaci erano costituiti
da phon e lampade ad infrarossi.
Al termine della fase avviene il passaggio
alla "Zona
pulita":
Ambientamento all'interno. Si
tratta di aree chiuse dove i degenti sono stabulati colletivamente
(spesso si
tratta di specie coloniali per le quali la compagnia, anche
interspecifica, giova molto al loro benessere e dunque
alla guarigione). Hanno a disposizione piccole vasche di
acqua dove saggiare la galleggiabilit e la capacit isolante
del piumaggio, dove nuotare ed immergersi, per riappropriarsi
del loro corpo. La temperatura era comunque monitorata
ed erano presenti anche lampade ad infrarossi dove potevano
asciugarsi o riscaldarsi.Molti si nutrivano in maniera
quasi autonoma di filetti di pesce fresco puliti della
lisca e della testa (possono risultare ancora traumatici
per il tubo digerente offeso). Erano comunque tenuti sotto
controllo nel caso qualcuno avesse problemi in acqua, e
continuavano i protocolli terapeutici laddove necessario.
Ambientamento all'esterno. In
recinti all'aperto ma protetti dalla tettoia di un capannone,
gli uccelli
erano stabulati in voliere di 40-80 metri quadri in gruppi
anche numerosi. Le Sule erano le uniche stabulate a parte.
Avevano vasche profonde dove nuotare, mangiavano spesso
da soli, si pulivano autonomamente, cominciavano ad assumere
comportamenti da animali sani. Qua le operazioni di recupero
si limitavano ormai al controllo ed alla cura delle zampe,
cosparse di creme idratanti per prevenire la disidratazione
e l'abrasione da parte del substrato in sabbia (sicuramente
non il pi adatto ma l'unico disponibile al momento dell'emergenza).
Vi era anche un programma di fisioterapia: la muscolatura
pettorale che muove le ali, che ha anche funzione natatoria
in molte specie marine, risultava infatti ipotrofica dopo
un lungo periodo di riposo, pertanto gli uccelli, tenuti
fra le mani, venivano stimolati a sbattere le ali per alcuni
minuti. Gli uccelli in questa fase prima del rilascio venivano
inoltre inanellati con anello metallico.
Non siamo al corrente dell'esatta procedura
di rilascio, in quanto non era di competenza nostra all'interno
del
centro. Sappiamo per che erano in corso di studio e approvazione
vari piani per l'inserimento degli uccelli liberati in
ambienti lontani da quelli del disastro, possibilmente
non troppo aggressivi come condizioni climatiche, trattandosi
di un periodo invernale, e comunque in areali appropriati
per la specie e la sua fenologia.

Alcune considerazioni. In situazioni
del genere la gestione strettamente medica e sanitaria
dei soggetti non deve essere
disgiunta dal benessere animale, in quanto un accurato
management volto ad assicurare le migliori condizioni di
degenza per soddisfare le esigenze biologiche dei pazienti un
cardine fondamentale per predisporre un animale selvatico
alla guarigione. Pertanto non solo auspicabile ma fondamentale
la sinergia tra veterinari, biologi e ornitologi per elaborare
le migliori soluzioni in merito alla stabulazione, al microclima,
alla dieta, alle modalit di rilascio, essenziali per raggiungere
lo scopo ultimo di un centro di recupero, che quello
di restituire animali perfettamente performanti all'ambiente
naturale che gli pertiene.
Non abbiamo dati certi sulle percentuali
di mortalit e
sopravvivenza degli animali all'interno del centro, sono
dati spesso custoditi gelosamente dai responsabili, ma
le nostre impressioni sono tuttavia buone. L'ottica con
cui io vedo il fine di un Centro quella in cui ci si
trova a dover salvare il salvabile, in situazioni disperate
in cui gli animali spesso sono segnati indipendentemente
dalla qualit del soccorso.
Probabilmente nei momenti iniziali
quando la capacit di
accoglienza di un Centro saturata spesso necessario
decidere quali animali soccorrere e per i quali invece
ricorrere all'eutanasia, al fine di lasciare spazio per
un servizio migliore a quelli con reali possibilit di
salvezza. Il fatto che al momento della nostra presenza
non si dovesse pi ricorrere all'eutanasia e che d'altra
parte le morti spontanee fossero poche (personalmente ho
visto morire solo una Sula ed alcune Urie) penso significhi
che tali valutazioni iniziali nei momenti critici fossero
state eseguite correttamente.
L'impressione comunque che ai centri giunga solo una
piccola fetta dei colpiti. E' infatti estremamente difficile
se non impossibile valutare l'impatto diretto complessivo
sull'avifauna quando non si hanno dati certi sul numero
totale di animali colpiti n accurate stime di sopravvivenza
sugli uccelli rilasciati ma solo i dati dei centri di recupero,
una breve finestra tra il prima ed il dopo.
Inoltre come potranno influire nel
futuro le modificazioni occorse all'ambiente sulle dinamiche
di popolazione delle
specie marine e costiere? Sar soprattutto il ripristino
ambientale a far parte del vero recupero, di cui i Centri
di soccorso rappresentano forse solo un aspetto contingente.
Atlante degli Uccelli nidificanti nel Piacentino
Pubblicato dalla Lipu di Piacenza a
cura di Andrea Ambrogio, Giancarlo Figoli e Luigi Ziotti
con la collaborazione di
numerosi rilevatori, analizza la presenza di 153
specie delle quali 134 nidificanti certe.
La base cartografica adottata la Tavoletta IGM scala
1:25.000. Il libro disponibile presso la Lipu di
Piacenza (info@lipupiacenza.it ).
LAtlante degli Uccelli nidificanti in Provincia di Bologna disponibile
anche on-line sul sito dellAsOER (www.asoer.org). Il
CD-Rom, realizzato con il contributo della Provincia di
Bologna (Assessorato
ambiente), stato distribuito ai rilevatori
che hanno partecipato al progetto e ai Soci Asoer in occasione
dellAssemblea generale 2003.
www.asoer.org
Il sito Internet dellAssociazione consultabile a questo
indirizzo; curato da Marco Serra, ancora in costruzione
ma permette di leggere e scaricare i numeri del Notiziario
fino ad ora realizzati, informazioni sulle attivit associative,
progetti di ricerca, lAtlante degli Uccelli nidificanti
in Provincia di Bologna. Nel prossimo futuro si arricchir con
una check list regionale con la stima della consistenza
delle popolazioni, i risultati dei censimenti degli svernanti
in Emilia-Romagna, lattivit dei Soci inanellatori, una
foto gallery dei lavori di soci e simpatizzanti.
Rinnovo iscrizione per il 2003
Ricordiamo che I soci che non hanno
ancora rinnovato liscrizione
per il 2003 e versato la quota (13€), possono farlo attraverso:
- il conto corrente postale n. 22033559 intestato a Associazione
Ornitologi dell'Emilia Romagna, Via Massa Rapi 3, 40064
Ozzano dell'Emilia BO
- il conto corrente bancario n. 1039193 presso Banca
popolare dell'Emilia Romagna AG10 (CAB 02414) (ABI 05387)
intestato a Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna
ONLUS, Via Massa Rapi 3, 40064 Ozzano dell'Emilia BO
La tessera associativa distribuita
contestualmente al rinnovo per il 2003.

Losservazione del Gobbo rugginoso lungo largine Agosta
il 10 gennaio 2003 durante il censimento dellavifauna
acquatica svernante (foto M. Passarella)
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