Verso la conclusione
le attivitaÕ di ricerca del Parco
del Delta del Po
Azioni per la protezione dei Fraticelli
nidificanti nella Sacca e nello Scanno di Goro
Notizie ornitologiche
La Ghiandaia marina
in Emilia-Romagna: una specie in espansione
Presenze
tardo-estive di Ghiandaia Marina nellÕAppennino romagnolo
Il Grillaio Falco naumanni nel
Forlivese: anno 2006
Il Grillaio nelle colline di Pianoro
(BO)
Presenza di Casarca Tadorna
ferruginea in Emilia-Romagna
Status del Corvo
imperiale Corvus corax in Emilia Romagna
Verso la conclusione le attivitaÕ di
ricerca del Parco del Delta del Po
di ROBERTO TINARELLI
A dicembre 2006 termina lÕincarico triennale conferito
ad AsOER dal Parco Regionale del Delta del Po dellÕEmilia-Romagna
per il monitoraggio a cadenza mensile degli uccelli acquatici
presenti in tre aree campione (Valli di Argenta, Salina
di Cervia e Ortazzo, Scanno e Sacca di Goro) rappresentative
della diversità ambientale del Parco.
I censimenti effettuati nella decade
centrale di ogni mese hanno permesso di raccogliere una
grande mole di dati
su consistenza, fenologia ed ambienti frequentati che saranno
al più presto elaborati e che evidenziano lÕimportanza
a livello nazionale e internazionale di alcune aree per
varie specie rare e minacciate.

Censitori
AsOER allo Scanno di Goro Ð Digifoto Ciro Zini
Le specie censite appartengono allÕavifauna acquatica
(sono cioè specie che dipendono per tutto o parte
del loro ciclo biologico dalle zone umide); dalle specie
censite sono stati esclusi i passeriformi per i quali non
sono possibili rilievi quantitativi con i metodi adottati;
sono state inoltre censite, se presenti, altre specie di
non passeriformi quali ad esempio i rapaci.
Per ogni zona campione i dati sono
stati raccolti con il massimo dettaglio distinguendo,
quando possibile, ambienti
e aree di ogni zona campione. In particolare sono stati
considerati separatamente la salina di Cervia e lÕOrtazzo-Ortazzino;
per le Valli di Argenta sono state considerate due sub
zone: le valli di Argenta tra il Reno e lÕIdice (distinguendo
la Cassa del Bassarone, la Cassa di Campotto e i prati
umidi tra la cassa di Campotto e lÕIdice) e le Valli di
Argenta tra lÕIdice e il Sillaro (distinguendo la cassa
di Valle Santa e il prato umido ad est di essa); per la
Sacca e lo Scanno di Goro e la Valle di Gorino, invece,
non sono state distinte delle sub zone o delle tipologie
ambientali poiché il censimento di tutta la zona
campione dura solitamente 8-9 ore durante le quali le variazioni
di marea possono causare notevoli spostamenti di limicoli
ed anatidi tra lo Scanno e la Valle di Gorino rendendo
quindi arbitrario assegnare ad una o allÕaltra sub zona
gli uccelli rilevati (lÕarea campione costituisce per molte
specie, soprattutto limicoli, unÕunica area ecologicamente
funzionale rispetto alle maree).

Pavoncelle
e Pivieri dorati allÕOrtazzo Ð Foto di Stefano
Laurenti
Per lo svolgimento dei censimenti
in ogni area è stata
necessaria lÕattivazione di più squadre di rilevatori,
coordinati da Ariele Magnani per Cervia-Ortazzo, Fabrizio
Borghesi per Argenta e Menotti Passarella per Goro.
Complessivamente hanno partecipato
una cinquantina di persone, alcune delle quali regolarmente
impegnate in una
zona campione e talvolta anche in tutte e tre le zone campione.
Oltre a produrre dati utili alla gestione delle zone umide,
il risultato più rilevante delle attività di
censimento è stato quello di avvicinare e formare
nuovi rilevatori. Ciò rende caldamente auspicabile
una prosecuzione dei censimenti anche nei prossimi anni,
almeno nelle zone di maggiore interesse.
Azioni per la protezione dei Fraticelli nidificanti
nella Sacca e nello Scanno di Goro
di ROBERTO TINARELLI
Nella stagione riproduttiva 2006 circa 500 coppie di
fraticelli hanno tentato di nidificare sulla punta ovest
dello Scanno di Goro, raggiungibile solo in barca, e su
unÕisola della Sacca di Goro. LÕ11 maggio appena trovata
la colonia in fase di insediamento sulla punta dello Scanno,
considerata la rilevanza della popolazione di fraticello
presente e lÕelevata vulnerabilità della colonia
a causa della sua particolare ubicazione, proprio in prossimità dei
punti di sbarco dei bagnanti che frequentano lo Scanno,
sono stati immediatamente contattati il Corpo Forestale
dello Stato, il Parco Regionale del Parco del Delta del
Po Emilia-Romagna e lÕAmministrazione Provinciale di Ferrara
allo scopo di tutelare le coppie già insediate e
quelle in corso di insediamento, impedendo lÕaccesso in
prossimità della colonia per 50-60 giorni almeno.

Fraticello al nido - Foto in digiscoping di Giancarlo
Mariani
Poiché già nel 2005, nonostante l'apposizione
di cartelli monitori ed interventi di vigilanza del Corpo
Forestale dello Stato, una colonia simile fu devastata
dal grande numero di bagnanti e dai cani che sbarcavano
specialmente nei fine settimana, AsOER ha ritenuto opportuno
avviare immediatamente anche un presidio permanente con
propri soci e a proprie spese in attesa di interventi coordinati
dagli enti competenti. Dopo la prima settimana però,
a causa della mancanza di persone disponibili (almeno due
al giorno) e di mezzi idonei (barche per raggiungere lo
scanno e stazionare attorno ad esso), la sorveglianza è stata
ridotta ai fine settimana (periodi di maggiore disturbo)
per i quali il Parco, dopo alcune incertezze organizzative,
ha sostenuto e organizzato lÕazione dei volontari, in particolare
delle Guardie Ecologiche Volontarie di Ferrara. Purtroppo
lÕapposizione di cartelli monitori e la vigilanza nei fine
settimana fino alla fine di giugno non sono stati sufficienti
ad impedire il fallimento delle coppie in cova e lÕallontamento
dei fraticelli in corso di insediamento a causa della presenza
di pescatori di vongole dilettanti anche nei giorni infrasettimanali
e di bagnanti incuranti dei cartelli e degli avvertimenti
vocali. In questo contesto lÕattività di sorveglianza
effettuata anche dopo lÕabbandono della colonia ha avuto
la funzione principalmente di sensibilizzare gli abitanti
e gli utilizzatori abituali e occasionali della zona, di
tutelare alcune coppie di beccaccia di mare nidificanti
e di assicurare la disponibilità di un'area di nidificazione
qualora altre coppie di fraticelli avessero voluto insediarsi.

Sorveglianza
sullo Scanno di Goro Ð Foto di Roberto Tinarelli
Una seconda colonia di fraticelli,
localizzata su una piccola isola, ha inizialmente risentito
poco del disturbo
causato da curiosi e bagnanti poiché i dintorni
dellÕisola erano frequentati solo da pescatori professionisti
e sullÕarea vigilava la COOPservice per conto del Consorzio
Pescatori di Goro . Nonostante ciò, essendo lÕisola
molto bassa rispetto al livello del medio mare, molti nidi
sono stati distrutti da alte maree particolarmente rilevanti
e dai frangenti del moto ondoso durante tempeste di vento
particolarmente frequenti fino a metà giugno 2006.
Inoltre a causa della mancanza di qualsiasi copertura vegetale
la maggior parte dei pulcini sopravissuti è stata
predata dai gabbiani reali che avevano giovani prossimi
allÕinvolo da alimentare.
EÕ evidente che è indispensabile imporre il rispetto
delle normative vigenti (oltre che allÕinterno del Parco,
lo Scanno ricade in ZPS e SIC ed è per la maggior
parte Riserva Naturale Demaniale) e coinvolgere e sensibilizzare
la popolazione locale per la regolamentazione e l'armonizzazione
di attività e opere (molluschicoltura, balneazione,
costruzione di capanni abusivi sullo scanno, scavo di canali
tra il mare e la sacca etc.) che interferiscono negativamente
con la conservazione di specie ed habitat di interesse
conservazionistico e comunitario della Sacca e dello Scanno
di Goro. Certamente AsOER continuerà con la sua
azione di critica rigorosa ed al tempo stesso propositiva
e coerente.
Notizie ornitologiche
La Ghiandaia marina in Emilia-Romagna: una specie in
espansione.
di MARIO BONORA
La Ghiandaia marina (Coracias garrulus,
L.1758) è una
specie politipica di cui si riconoscono due sottospecie,
distribuita in Europa meridionale e Turchia, Nord Africa,
Paesi Baltici, Russia ed Ucraina, Iraq, Afganistan ed Iran,
Turkmenistan, Kazakhstan e Nord-Est della Cina. In Europa è presente
la sottospecie nominale garrulus.
Negli ultimi anni nell'areale di nidificazione
si è assistito
a un marcato declino della specie, anche in regioni geografiche
che ospitavano le popolazioni di maggiore consistenza come
la Turchia e la Russia, tanto è vero che la Ghiandaia
marina è stata classificata da Birdlife International
come SPECIE VULNERABILE. La popolazione europea si sarebbe
ridotta complessivamente del 30%, in sole tre generazioni
(15 anni).

Ghiandaia marina - Foto G.Plazzi, Ravenna 2003
In Italia è migratrice e nidificante: la popolazione è stimata
intorno alle 300 coppie. In Emilia-Romagna ha nidificato
fino agli anni '60 del XX secolo nella pianura e lungo
il litorale ravennate come riportato da Brandolini ed altri
Autori ma è scomparsa successivamente.
Nel 2003 è stata scoperta una
coppia nidificante nella pianura ravennate vicino al
litorale, dopo anni di
assenza. Nel 2005 oltre alla precedente ancora nidificante,
sono state individuate una coppia vicino a Comacchio, una
in Provincia di Bologna, una in Provincia di Parma. Quindi
si evidenzia localmente una controtendenza rispetto al
trend generale della popolazione con la comparsa ex novo
di varie coppie nelle ultime stagioni riproduttive.

Ghiandaia
marina Ð Foto di M. Mendi, Parma 2006
La Ghiandaia marina occupa generalmente aree di pianura
o di bassa collina con boschi radi di Quercia e Pini, mosaici
agrari, cespuglieti, aree con bassa vegetazione erbacea
o incolti. Non cerca la vicinanza delle zone umide di cui
si limita a sfruttare i margini incolti e gli eventuali
boschi igrofili; generalmente non si adatta alle aree ad
agricoltura intensiva.
Nidifica in cavità naturali presenti in pareti
di roccia o alberi cavi ed anche in cavità artificiali,
come fori e nicchie in muri a secco, ruderi, cave e costruzioni
rurali.
Nella nostra zona alcune nidificazioni
avvengono in cabine monopalo di trasformazione da media
a bassa tensione, che
recano un foro ellittico attraverso il quale passano conduttori
elettrici, sufficientemente grande da permettere lÕaccesso
della Ghiandaia marina alla cavità interna.
Dal 2005 ci siamo impegnati nel monitoraggio
della popolazione presente (vedi sito internet Asoer: http://www.asoer.org bollettino
n.10 in cui sono rappresentati i particolari delle linee
elettriche idonee).
Nel 2006 sono stati posizionati due
nidi artificiali forniti gratuitamente dal CISNIAR nel
Comune di S.Agata
Bolognese (BO) dove una coppia aveva nidificato lÕanno
precedente in una cavità di un albero successivamente
abbattuto. Si sono incaricati del posizionamento M. Ferri,
M. Scaffidi e G. Rossi, con la collaborazione di S.Bussolari
della Polizia Provinciale di Bologna.
La Ghiandaia marina tuttavia non ha
accettato i nidi artificiali ed ha nidificato nuovamente
in una cavità di
albero a diverse centinaia di metri da quello abbattuto
dello scorso anno. La riproduzione ha avuto successo (F.Gardosi
e L. Golinelli)

Installazione
di nido artificiale per Ghiandaia marina, S. Agata Bolognese
2006
In Provincia di Bologna è stata segnalata nel
2005 anche una seconda coppia in comune di Molinella, in
una proprietà privata in cui non è consentito
lÕaccesso, e che si è riprodotta con successo (R.Tinarelli).
Nel Ravennate oltre alla coppia storica
osservata da G. Plazzi già tre anni fa, che ha nidificato anche
nel 2006 nella cavità di un palo di una linea elettrica
in Comune di Ravenna. è stata segnalata da A.Magnani
una seconda coppia che ai primi di luglio portava lÕimbeccata
al nido in un rudere, in Comune di Cervia. Una terza coppia
sempre in Comune di Ravenna, anche questa nidificante in
un rudere, è stata scoperta da F. Ballanti.
Nel Ferrarese in comune di Comacchio
una coppia si è riprodotta
per il secondo anno consecutivo in un palo di linea elettrica
(G. Arveda e A. Noferini).
Nel Parmense è stata documentata
la presenza di una coppia nel 2005 (F.Roscelli, M.Mendi,
M.Ravasini) e
anche per il 2006 si hanno notizie di presenza (M. Ravasini).
Nel Parco dello Stirone si sono avute nel 2006 osservazioni
di individui con imbeccata in periodo riproduttivo (M.Salvarani
e M.E.Ferrari) per quanto non si siano per il momento scoperti
nidi. Presso il CRAS locale è ricoverato un individuo
adulto che si sospetta illegalmente mantenuto in cattività dopo
essere stato prelevato al nido nella zona (S.Tralongo).
In conclusione si sta assistendo ad
una ricolonizzazione della pianura da parte di questa
specie. EÕ importante
in caso di osservazioni di individui di Ghiandaia marina
nel periodo riproduttivo (giugno-luglio) non limitarsi
a ritenenerli in erratismo ma considerare la possibilità di
nidificazioni in loco, in costruzioni e ruderi, cavità di
alberi, cabine monopalo di linee a media tensione.
AsOER ha presentato un progetto per
la collocazione di nidi artificiali in aree protette
della Provincia di Ravenna
idonee ma con carenza di cavità utili per la nidificazione,
per favorire questo fenomeno.
Ringraziamento
Questa nota è stata compilata
grazie alle osservazioni di Giovanni Arveda, Fabio
Ballanti, Stefano Bussolari,
Mauro Ferri, Fabio Gardosi, Loris Golinelli, Ariele Magnani,
Michele Mendi, Andrea Noferini, Mario Pedrelli, Giancarlo
Plazzi, Maurizio Ravasini, Franco Roscelli, Giuseppe
Rossi, Michele Scaffidi, Roberto Tinarelli.
Presenze tardo-estive
di Ghiandaia Marina nellÕAppennino
romagnolo
di PIER PAOLO CECCARELLI
Nei mesi di agosto e settembre 2006
sono state registrate inusuali presenze di Ghiandaia
marina nel basso Appennino
romagnolo; nel Forlivese la specie è stata riscontrata
in 3 siti distinti, rispettivamente con un adulto e un
giovane assieme, un giovane isolato ed un altro giovane
anchÕesso isolato (vedi tabella). I siti sono vicini tra
loro: dal sito 1 al 2 la distanza è di circa 2,5
km, dal 2 al 3 circa 4 km; nei due primi siti la specie
era presente assieme a gruppi di grillai.
In letteratura sono riportate per la Romagna solo osservazioni
in pianura o immediatamente a ridosso della stessa;
per la collina si possono citare due dati primaverili,
inediti, del 1996 (Gulminelli) e del 2001 (Agostini e Ceccarelli).
|
sito
|
Località
|
Alt.
|
Data
|
n. ind.
|
Note
|
|
1
|
P.Boffondi
|
325
|
22/8
|
2
|
ad. e juv.
|
| |
(Civitella)
|
|
15/9
|
2
|
ad. e juv.
|
| |
|
|
21/9
|
1
|
|
|
2
|
Giaggiolo
|
400
|
5/9
|
1
|
juv.
|
| |
(Civitella)
|
|
6/9
|
1
|
juv.
|
| |
|
|
10/9
|
1
|
juv.
|
| |
|
|
15/9
|
1
|
juv.
|
|
3
|
M.Olivo
|
350
|
6/9
|
1
|
juv.
|
| |
(Mercato S.)
|
|
|
|
|
(osservazioni di Pier Paolo Ceccarelli,Maurizio Casadei
e Marco Verdecchia)
Il Grillaio Falco naumanni nel Forlivese:
anno 2006
di PIER PAOLO CECCARELLI
Anche nellÕanno 2006 si è ripetuta la presenza
tardo-estiva dei grillai nel territorio della provincia
di Forlì-Cesena, ma con una consistenza del fenomeno
molto ridotta rispetto allÕanno 2005; peraltro anche lÕinvasione
delle cavallette è apparsa più contenuta.
Degli 11 siti frequentati anno scorso
solo 4 sono risultati occupati anche questÕanno; a questi
ultimi va aggiunto un quinto sito che non era stato visitato
nel 2005
Le osservazioni iniziate il 13/8 sono
terminate il 15/9; nella giornata del 6/9 è stato eseguito un censimento
su tutti i siti riscontrando la presenza in totale di 30
individui, con 4 maschi adulti. EÕ probabile che il contingente
del sito 1, presente regolarmente dal 13 al 28/8 (con un
max di 14 ind.) e successivamente non più riscontrato,
si sia trasferito nel sito 2 dove la presenza è iniziata
il 5/9 e ha raggiunto un max di 19 ind.; i due siti sono
sui versanti opposti della stessa valle e distano fra loro
circa 2 km.
Il Grillaio (Falco naumanni)
nel Forlivese: anno 2006
| |
2005
|
|
2006
|
|
|
sito
|
Localitˆ
|
Alt.
|
Data
|
n. ind.
|
Note
|
Data
|
n. ind.
|
Note
|
|
1
|
Gualdo-P.Boffondi
|
325
|
7/8
|
15
|
|
13/8
|
6
|
2 m. ad.
|
| |
(Meldola-Civitella)
|
|
10/8
|
30
|
|
16/8
|
10
|
3 m. ad.
|
| |
|
|
13/8
|
25
|
|
22/8
|
7
|
|
| |
|
|
19/8
|
40
|
|
26/8
|
7
|
|
| |
|
|
26/8
|
35
|
|
28/8
|
14
|
2 m. ad.
|
| |
|
|
30/8
|
33
|
5 m. ad.
|
2/9
|
0
|
|
| |
|
|
7/9
|
12
|
1 m. ad.
|
6/9
|
0
|
|
| |
|
|
10/9
|
15
|
|
15/9
|
0
|
|
|
2
|
Giaggiolo(Civitella)
|
400
|
13/8
|
12
|
|
16/8
|
0
|
|
| |
|
|
|
|
|
5/9
|
4
|
1 m.ad.
|
| |
|
|
|
|
|
6/9
|
19
|
2 m. ad.
|
| |
|
|
|
|
|
10/9
|
13
|
|
| |
|
|
|
|
|
15/9
|
13
|
|
| |
|
|
|
|
|
20/9
|
0
|
|
|
2a
|
Corbara(Civitella)
|
410
|
|
|
|
5/9
|
5
|
|
| |
|
|
|
|
|
6/9
|
4
|
|
| |
|
|
|
|
|
15/9
|
10
|
|
| |
|
|
|
|
|
20/9
|
0
|
|
|
3
|
Bugra(Civitella)
|
300
|
7/8
|
12
|
|
6/9
|
0
|
|
| |
|
|
13/8
|
7
|
|
|
|
|
|
4
|
C.Alsana(Cesena)
|
250
|
5/8
|
12
|
|
30/8
|
5
|
|
| |
|
|
10/8
|
5
|
|
6/9
|
3
|
|
|
5
|
Farletta-Gabelina
|
425
|
16/8
|
13
|
|
6/9
|
4
|
|
| |
(Meldola-Cesena)
|
|
18/8
|
6
|
3 m. ad.
|
8/9
|
0
|
|
| |
|
|
7/9
|
3
|
2 m. ad.
|
|
|
|
| |
|
|
10/9
|
3
|
1 m. ad.
|
|
|
|
|
6
|
Valdinoce(Meldola)
|
375
|
7/9
|
10
|
|
6/9
|
0
|
|
| |
|
|
17/9
|
1
|
m. ad.
|
8/9
|
0
|
|
|
7
|
Rio Paladino-M.Cavallo
|
425
|
18/8
|
5
|
1 m. ad.
|
6/9
|
0
|
|
| |
(Meldola-Cesena)
|
|
23/8
|
2
|
1 m. ad.
|
8/9
|
0
|
|
| |
|
|
10/9
|
8
|
|
|
|
|
|
8
|
C.S.Alberto(Cesena)
|
200
|
18/8
|
1
|
m. ad.
|
6/9
|
0
|
|
| |
|
|
29/8
|
2
|
1 m. ad.
|
8/9
|
0
|
|
|
9
|
Teodorano(Meldola)
|
300
|
18/8
|
4
|
1 m. ad.
|
6/9
|
0
|
|
| |
|
|
23/8
|
4
|
1 m. ad.
|
8/9
|
0
|
|
|
10
|
Palareto(Meldola)
|
225
|
18/8
|
6
|
2 m. ad.
|
6/9
|
0
|
|
| |
|
|
23/8
|
2
|
1 m. ad.
|
8/9
|
0
|
|
|
11
|
Fabrona(Bertinoro)
|
175
|
18/8
|
5
|
|
6/9
|
0
|
|
(osservazioni di Pier Paolo Ceccarelli,Maurizio Casadei
e Marco Verdecchia)
Il Grillaio nelle colline di Pianoro
(BO)
di UMBERTO FUSINI, GIORGIO LEONI, WILLIAM VIVARELLI
Nel territorio di Pianoro (BO) i Grillai sono stati osservati
a partire dal 3 agosto (8 individui), fino al 16 settembre
(ultima osservazione ancora 8 individui).
Mentre lo scorso anno occupavano due
diverse località,
via Collina sullo spartiacque delle vallate di Zena e Savena
e il Campo di Cricket sul fondovalle del torrente Savena
distanti tra loro alcuni km, questÕanno erano presenti
solo in via Collina.
Anche il numero di Grillai presenti è stato molto
più contenuto: nel 2005 in media 19 individui, mediana
20, in 31 giornate ripartite tra i due siti con un massimo
di 51 presenze giornaliere; nel 2006 in media 9 individui
con un massimo di 18 e 3 maschi adulti il 21 agosto.Anche
a Pianoro pur in assenza di dati quantitativi si è notato
che le cavallette erano molto meno abbondanti rispetto
allÕanno precedente.
EÕ interessante notare che- come per
il Forlivese - queste presenze tardo estive restano piuttosto
concentrate, ad
esempio i Grillai non erano presenti in vallate limitrofe
apparentemente idonee.
(osservazioni di Umberto Fusini,Giorgio Leoni, William
Vivarelli)

Grillaio maschio a Pianoro- Foto di William Vivarelli
Presenza di Casarca Tadorna ferruginea in Emilia-Romagna
di MICHELE SCAFFIDI
LÕhabitat della Casarca comprende una vasta tipologia
di ambienti che tende ad escludere, a differenza della
congenere Volpoca, quelli più strettamente marittimi.
EÕ però presente in ambienti costieri di mari interni
(Mar Nero, Mar Caspio), in laghi, fiumi e specchi dÕacqua
di medie dimensioni anche in altipiani, regioni collinari
e montagnose, fino a 4800 metri. Predilige per il riposo
e lÕalimentazione acque calme e preferibilmente saline,
sebbene rispetto ad altri anatidi sia meno legata alla
presenza di acqua, trovandosi anche in aree semideserte
e di steppa. Per la riproduzione utilizza cavità presenti
in rocce, sponde ed alberi. La scelta dellÕhabitat in migrazione
e svernamento è simile.
Secondo la fenologia riportata dalla lista CISO-COI degli
uccelli italiani (BACCETTI F et al. 2005) la Casarca, Tadorna
ferruginea, è da ritenersi al Gennaio 2005 specie
irregolare in Italia, con meno di 9 segnalazioni di origine
apparentemente selvatica negli ultimi 10 anni. Nella check-list
dellÕEmilia Romagna (BAGNI et al. 2003) è considerata
migratore irregolare e svernante irregolare, con incertezza
sullÕorigine selvatica degli individui segnalati.
Le popolazioni selvatiche più consistenti e vicine
allÕItalia sono presenti in Turchia, dove sono perlopiù sedentarie
con comportamento dispersivo e nomadico, ed in SE Russia
e Transcaucaso, dove il comportamento più migratorio
spinge svariate migliaia di soggetti a svernare nel Mediterraneo
orientale, mentre una parte ancor più consistente
si sposta in Medio Oriente, oltre i confini del Paleartico
occidentale. Popolazioni selvatiche di scarsa consistenza
sono presenti anche in Ucraina, Bulgaria, Grecia, Romania
e Moldavia. La specie si riproduce anche in Marocco e Spagna,
con soggetti svernanti nel Mediterraneo occidentale (HAGEMEIJER & BLAIR,
1997).
Recentemente si è costituita in Svizzera sul Lago
di Klingnau, nei pressi di Basilea, una popolazione, originata
probabilmente da individui dÕallevamento, la cui consistenza
(24-26 coppie nel 2004) non sembra sufficiente a spiegare
i numeri decisamente maggiori di soggetti che vi si osservano
nei mesi tardo estivi ed autunnali (fino a 420 nel solo
lago nel Settembre 2004 ed in costante aumento negli ultimi
anni), per poi calare nuovamente in periodo di svernamento
(massimo 395 in tutta la Svizzera e zone acquatiche confinanti
nellÕinverno 2005). In Svizzera la Casarca viene considerata
una specie invasiva non indigena e la gestione a lungo
termine ne auspica la totale scomparsa, senza prendere
in considerazione lÕipotesi che i soggetti osservati al
di fuori del periodo riproduttivo possano essere di origine
selvatica e non appartenere alla popolazione autoctona
svizzera (Sito web UFAM).
EÕ nota inoltre una località olandese, presso Utrecht,
dove si è stabilito ormai regolarmente un raggruppamento
di muta post riproduttiva di individui di origine sconosciuta
con un massimo di 271 soggetti nel Luglio 2003 (March 2004
Birdwatch).
In Emilia Romagna negli ultimi 10 anni
sono state raccolte 71 segnalazioni di cui solo tre riferibili
probabilmente
a soggetti aufughi, con un notevole incremento nellÕultimo
triennio, compatibilmente a quanto accade negli altri paesi
europei citati (Fig.1).

Fig.1 Distribuzione delle osservazioni di Casarca per
anno

Fig.2.
Distribuzione delle osservazioni per mese
Il maggior numero di segnalazioni si è verificato
nei mesi di Agosto e Settembre. I gruppi di maggiore consistenza
si sono avuti nel Ferrarese, nel Dicembre 2004 con 17 soggetti
e nel Luglio 2004 con 13 soggetti.

Fig.3 Ð Mappa
delle osservazioni di Casarca in Emilia-Romagna, anni 1997-2006
La mappa dellÕEmilia Romagna (Fig.3) raccoglie le località delle
segnalazioni. Nelle province di Ferrara, Ravenna e Bologna
la Casarca è stata osservata in ciascuno degli ultimi
tre anni.Soltanto nelle Province di Modena e Reggio Emilia
non si sono avute osservazioni (Fig.4)

EÕ difficile capire se più segnalazioni si riferiscano
talvolta agli stessi individui, sebbene in alcuni avvistamenti
effettuati a pochi giorni di distanza nelle Valli di Comacchio
lÕipotesi sia probabile. In ogni caso appare piuttosto
improbabile possa sempre trattarsi di soggetti sfuggiti
alla cattività.
Per spiegare lÕaumento della presenza della Casarca in
Europa si potrebbe ipotizzare che soggetti di origine orientale
si spingano in dispersione verso lÕEuropa occidentale,
alla ricerca di nuove aree dove costituire raggruppamenti
di muta (quali per esempio il lago svizzero od il sito
olandese sopra citati), in seguito forse a condizioni nelle
aree riproduttive che le rendono non idonee alla permanenza,
causate probabilmente dalla siccità, bonifiche e
pratiche agricole.
In base a questa ipotesi la nostra
regione potrebbe costituire unÕarea di transito, od eventualmente
anche di muta, per un certo numero di soggetti in dispersione.
In base ai criteri di categorizzazione
dellÕAERC, essendovi
segnalazioni relative ad almeno nove degli ultimi dieci
anni, si può attualmente ipotizzare che la Casarca
sia di presenza regolare, non nidificante, in Emilia Romagna
(cat. A10).
Invito cortesemente chiunque effettuasse
un avvistamento di Casarca in Emilia Romagna a segnalarlo
a Michele Scaffidi,
AsOER, allÕindirizzo mscaffidi@yahoo.it, specificando data,
luogo (località e provincia, comune se noto), numero
di individui, comportamento ed indizi sulla possibile origine
domestica, nome dellÕosservatore. Si ringrazia anticipatamente
chiunque voglia collaborare.
Testi consultati
BACCETTI N., FRACASSO G., SERRA L., 2005 - Check-list
degli uccelli italiani. Su sito web http://www.ciso-coi.org/COImateriale/ListaCISO-COI.pdf.
BAGNI L., SIGHELE M., PASSARELLA M.,
PREMUDA G., TINARELLI R., COCCHI L., LEONI G., 2003 Ð Cechk-list degli uccelli
dellÕEmilia-Romagna dal 1900 al giugno 2003. PICUS, 29
(2): 85-107
HAGEMEIJER W. J. M., BLAIR M.J., 1997 Ð The EBCC Atlas
of European Breeding Birds: Their Distribution and Abundance.
T & A D Poyser, Londra.
Sito UFAM della Confederazione Svizzera:
http://www.umwelt-schweiz.ch/buwal/it/fachgebiete/jagd/wildtiere/rostgans/index.html
VINICOMBE K. E., HARRAP A. H. J., 1999 Ruddy Shelducks
1986-94 in Britain and Ireland. BRITISH BIRDS, 92: 225-255
ANONIMO, Birdwatch 2004 141: 42-45
Status del Corvo imperiale Corvus corax in
Emilia Romagna
di MAURO FERRI
1 - Introduzione
Per la seconda metà del XIX secolo non mancano
annotazioni e riferimenti relativi alla presenza del Corvo
imperiale Corvus corax nellÕAppennino dellÕEmilia Romagna.
In particolare questo grande corvide viene segnalato da
DODERLEIN (1869) che riferendosi allÕAppennino modenese
e reggiano considera questa specie come nidificante seppur
rara e limitata ad ambienti rupestri particolarmente desolati.
In particolare il DODERLEIN, nella sua originalissima e
ben documentata ÒAvifauna del modenese e della SiciliaÓ,
segnala espressamente come siti di nidificazione unicamente
i <dirupi> della reggiana Pietra di Bismantova mentre
rinvia frettolosamente a generiche <analoghe località della
provincia di Modena>; ed è parimenti interessante
apprezzare riguardo allÕabbondanza locale di questa specie,
in quel secolo, che lÕillustre accademico modenese lamenta
espressamente la disponibilità di esemplari nelle
collezioni dato che la raccolta zoologica dellÕUniversità di
Modena poteva disporre di <soli due individui> dei
quali uno <colto> nel reggiano e lÕaltro nellÕAlto
modenese. Ben peggiore doveva essere la situazione per
il parmense se per le sue montagne il DEL PRATO (1899)
si limita a riferire della assoluta eccezionalità dellÕabbattimento
dellÕunico <corvo maggiore> acquisito alle collezioni
dellÕUniversità di Parma.
Interessanti peraltro le indicazioni
più generali
che sempre il DODERLEIN (1869) riporta per questa specie
nel Prospetto comparativo col quale chiude la sua personalissima
summa ornitologica, segnalando lo status della specie oltre
che per il modenese-reggiano (stanziale, rara, nidificante)
e per la Sicilia (stanziale, frequente, nidificante) anche
per la Sardegna (stanziale, frequentissima, nidificante),
Malta (n.n.), Spagna meridionale (stanziale, frequente)
e Africa Settentrionale (Algeria, Nord Africa, Egitto)
senza darci però informazioni né sul resto
dÕItalia dove sicuramente le Alpi dovevano costituire unÕarea
normalmente abitata dalla specie per la specie di per la
specie né tantomeno sulla pur limitrofa Toscana
dove peraltro già il SAVI (1827) indicava come zone
di nidificazione di questo grande corvide lÕalto Mugello
e lÕalta Garfagnana, aree spesso compenetranti lÕalto Appennino
bolognese, modenese e reggiano.
Per la maggior parte del corso del
XX secolo la disponibilità di
informazioni non pare migliorare, anzi, tanto che il TOSCHI
(1969) nel descrivere la distribuzione italiana di questo
animale ce lo ricorda come <stazionario ma localizzato
in luoghi impervi delle Alpi, Sardegna, altre isole e possibilmente
alto Appennino. Anche erratico, comunque scarso per carenza
di cibo e persecuzione>. Una situazione davvero non
rosea che nel complesso viene però rovesciata in
via generale, di lì a poco, dalle dettagliate indagini
effettuate nellÕambito dei primi Progetti Atlante degli
uccelli nidificanti e che poi confluiranno nel Progetto
Atlante Italiano degli uccelli nidificanti (1983-1986;
ma alcuni progetti locali sono precedenti): purtroppo pur
nella generale ricchezza di dettagli per uno status in
evidente ripresa nelle aree storiche (Alpi, Sud, isole)
si rivelano muti di informazioni tutto lÕAppennino emiliano
romagnolo e la Toscana continentale (BRICHETTI, 1993),
ma a causa di vistose carenze di copertura come viene esplicitamente
segnalato nel PAI.
Non è quindi una sorpresa che indagini ornitologiche
toscane svolte quasi contemporaneamente al PAI ma più protratte
nel tempo e soprattutto estese alle aree meno frequentate
dai rilevatori (ARCAMONE, 1982-1992) ottengano una grande
ricchezza di dettagli per le isole, la costa e alcuni rilievi
interni e, soprattutto per lÕAppennino tosco-emiliano,
indichino come zona frequentata da una coppia la Val di
Luce, un alta valle che pur essendo amministrativamente
toscana (Abetone, PT) è comunque parte integrante
del sistema orografico ed idrografico dellÕalto Appennino
modenese; lo stesso autore peraltro rimanda nella sua scheda
anche a rilevatori che segnalano la specie sullÕAppennino
pistoiese, un complesso ambientale ed orografico più che
contiguo allÕalto bolognese e modenese. Per il modenese
GIANNELLA & RABACCHI (1992), pubblicano il consuntivo
del Progetto Atlante locale e per il Corvo i. danno atto
di una assenza ma prevedono sviluppi della diffusione in
forza del miglioramento della situazione generale delle
popolazioni italiane. Pare comunque di poter condividere
la convinzione che gli aspetti di rarità legati
alla distribuzione ed alla fenologia di questa specie abbiano
sempre risentito, e non poco, della scarsa ed irregolare
copertura territoriale da parte di un sufficiente numero
di rilevatori pratici di queste aree montane. Ed è a
queste motivazioni che sarebbe parimenti da attribuire
la pressoché totale assenza di informazioni sul
Corvus corax nella Carta delle vocazioni faunistiche della
regione Emilia Romagna che, riportando dati aggiornati
al 1995, pur nella ricchezza di informazioni su altre specie
selvatiche, per il corvo imperiale si limita a indicarlo
come presente in due sole province (Parma e Piacenza) e
con una fenologia che non aiuta davvero a spiegarne lo
situazione (migratrice, svernante). Nel frattempo
EÕ in tali frangenti che sopraggiunge il determinante
contributo di un fenomeno nuovo per il nostro paese, il
birdwatching, che oltre ad essere sempre più praticato
e diffuso si sta avvalendo per di più di un mezzo
altamente coinvolgente e socializzante, il web: infatti è indubbio
che è soprattutto alle comunità tematiche
on line, nazionali e locali, che si appoggiano gli appassionati
di osservazioni ornitologiche per scambiarsi informazioni,
note, check list e suggerimenti per individuare, pressoché in
tempo reale, i siti più adatti per sviluppare itinerari
di ricerca sempre più mirati e sempre più premiati
da nuove decisive informazioni.
EÕ proprio sulle mailing list di associazioni nazionali
(EBN Italia, BW Italia) sulle locali attive in regione
(AsOER) o in provincia (Modena BW) che si sono potute cogliere
informazioni e/o stabilire contatti e sviluppare itinerari
di indagine per mettere a fuoco la condizione del Corvo
imperiale sui versanti dellÕAppennino della regione Emilia
Romagna, permettendo una circolazione pressoché immediata
sia delle informazioni raccolte nellÕambito dei vari Progetti
Atlante provinciali degli uccelli nidificanti, in prima
edizione (Bologna, 2002; Reggio E., in itinere) o in aggiornamento
(Modena) sia la circolazione in tempo reale delle news
scaturite dalle varie escursioni personali di birdwatching.
2 - Area di studio
LÕarea di studio di questo approfondimento è costituita
dal versante orientale dellÕAppenino settentrionale, ricadente
nella regione Emilia Romagna ed in particolare nelle province
di Bologna, Modena, Reggio E., Parma e Piacenza, con esclusione
a priori delle province di Ravenna, Forlì-Cesena
e di Rimini, a motivo della mancanza di dati preliminari
che suggerissero la presenza storica recente della specie.
3 - Materiali e metodi
Per raccogliere ed integrare le informazioni
ci si è basati
sulla preliminare consultazione della bibliografia utile
e quindi si sono ricercati e sviluppati i contatti fra
birdwatchers e naturalisti attivi sulle varie comunità virtuali
che, per lÕarea di studio o in genere per lÕargomento,
segnalavano informazioni utili per lÕindagine sulla specie.
In tal modo sono stati presi in esame, visitati o ricontrollati
siti cruciali oggetto di segnalazioni di Corvi imperiali
negli ultimi anni. Per la descrizione grafica della distribuzione
delle osservazioni e delle informazioni si è fatto
ricorso ad una carta schematica della regione derivata
dal quadro di unione delle carte IGM 1:25.000.
4 - Risultati
Le informazioni ed i dati raccolti
hanno permesso di coprire lÕalto Appennino di tutte le province dellÕarea
di studio individuata a priori e cioè Bologna, Modena,
Reggio E., Parma e Piacenza con anche interessanti integrazioni
per alcune aree dellÕalto Appennino pistoiese e della Garfagnana
che verosimilmente possono essere in qualche modo legate
agli sviluppi della situazione in Emilia Romagna. EÕ stata
mantenuta una trattazione dei risultati per aree provinciali,
con la finalità di favorire un esame comparativo
fra le situazioni rilevate (vedi: 4.1-4.5). Si è inoltre
ottenuta una carta regionale della distribuzione della
specie che permette di individuare le aree riproduttive
certe o probabili oltre a quelle di dispersione trofica
dei corvi imperiali in Emilia (Fig. 1) .

Fig. 1 - Il corvo imperiale in Emilia Romagna. Aree di
osservazione e dei siti riproduttivi certi o probabili,
1998-2006. Quadro di unione tavole IGM 1:25000.
4.1 Ð Bologna
Nel report conclusivo (2002) del Progetto
Atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Bologna,
il Corvo imperiale è considerato
tra le <specie non confermate, estinte, escluse, nidificanti
dopo il 1999> ed è considerato come migratore
specificando che nel periodo di indagine non sono state
rilevate nidificazioni. Ricorrenti sono inoltre le segnalazioni
estive (Bonora oss. pers.) di individui singoli o piccoli
gruppi nella zona del crinale (Corno alle Scale) ma degna
di nota anche una pur isolata osservazione, in periodo
riproduttivo, nellÕarea del Contrafforte Pliocenico (Rigacci,
oss. pers). La scheda del PA locale sottolinea che la specie
dimostrava di attraversare una fase di espansione, tanto
da giudicarne la nidificazione come prossima e tutto ciò pertanto
contestualizza meglio il valore della osservazione (Leoni,
oss. pers.) fatta il 26 aprile 2006 nel gruppo montuoso
del Vigese-Montovolo nei comuni di Grizzana Morandi e Camugnano
(BO), di una coppia intenta alla raccolta di materiale
per il nido.
4.2 Ð Modena
GIANNELLA e RABACCHI nel PA di Modena
(1992) danno atto che Doderlein (1869) e Picaglia (1889)
consideravano il
Corvo imperiale come raro nidificante nell'alto Appennino
modenese ma ricordano anche che nella prima check list
contemporanea dellÕavifauna modenese (RABACCHI, 1984) era
stato escluso dal novero delle specie locali nonostante
la vicinanza delle Alpi Apuane, dove la specie nidifica
regolarmente, e l'espansione in atto nelle popolazioni
alpine (Perco e Toso, in Brichetti 1982), preconizzandone
comunque la prossima ricomparsa . Nel periodo 2003-2006
le osservazioni estive di individui isolati e piccoli gruppi
(Bonora, Sirotti, oss. pers.) nella zona del crinale non
sono state infrequenti sia nella tratta sud del crinale
modenese (Corno alle Scale, Spigolino, Libro Aperto, Sassi
Bianchi, Monte Lancio) che in quella nord (Bonora, Ferri,
oss. pers.) specialmente attorno al Passo delle Radici
(Cime di Romecchio, M. Rondinaio) che in effetti sono adiacenti
ad una zona della Garfagnana che offre una pari facilità di
osservazione (Bonora, Ferri, oss. pers.) di corvi imperiali
sulle pareti rocciose di fondovalle (Fabbriche di Vallico,
Stazzema, Cave di Lucchio, Cocciglia, Vico Pancellorum)
o sui prati più elevati (S.Cassiano, Montefegatesi,
Orrido di Botri), pressoché in ogni stagione, anche
con la individuazione di un nido (Bonora, oss. pers.) nella
valle della Lima.
Ma nel modenese è soprattutto lÕAppennino più interno
a rivelare nel frattempo le sorprese più eclatanti,
con soggetti isolati ma più facilmente in gruppetti
che sono osservati (Nini, Ferri, oss. pers.) mentre frequentano
i prati della alta valle del T. Dragone, il Sasso Tignoso,
lÕAlpesigola, i Cinghi di Boccasuolo, il Sasso del Calvario
e le pendici del Monte Modino, interessando in tal modo
un territorio che ricade in 5 comuni (Frassinoro, Pievepelago,
Riolunato, Palagano e Montefiorino). Ma è sopratutto
in comune di Montefiorno che dal 2003 si sta seguendo (Ferri)
un gruppo di Corvi i. che frequenta con regolarità pressoché quotidiana
una piccola discarica di rifiuti urbani (Fontanamlèra,
Farneta di Montefiorino): in effetti la frequentazione
di questa discarica non costituisce un fenomeno unico per
il modenese, dato che anche nella discarica di Fanano nellÕinverno
2005-2006 sono stati saltuariamente osservati fino a 2-3
individui (Nini, oss. pers.) ma si è rivelata una
importante occasione per monitorare il numero degli individui
che vi si aggregano. In particolare (Ferri, oss. pers.) è stato
possibile rilevarne il numero con cadenza pressoché settimanale
nel periodo settembre 2003-ottobre 2006 ed osservare alcuni
comportamenti legati alle modalità di aggregazione
e dispersione che sono stati utili per migliorare lÕindagine
su questa specie in ambito anche nel reggiano. Nei tre
anni i valoro massimi delle presenze sono più che
raddoppiati, passando da circa 20-21 esemplari nel settembre
2003 a 48 a fine settembre 2006 pur nel contesto di una
fluttuazione numerica che sembra ripetersi ciclicamente
durante lÕanno, con un minimo invernale anche di soli 5-6
capi ed un massimo alla fine dellÕestate. Questo raggruppamento
sembra composto di individui molto legati alla discarica
ed alla boscaglia limitrofa per i nascondigli del cibo
ed il riposo notturno ma è anche vero che da Fontanamlèra
molti soggetti si disperdono giornalmente in più direzioni
per frequentare, spesso in gruppi numerosi (bande di juv.?)
i prati di unÕarea vasta che interessa sia il modenese
che il reggiano. (Fig.2)

Fig.2
-Gruppo di Corvi imperiali; discarica di Fontanamlèra.M.
Ferri, 2006
Alcuni individui, fuori dal periodo riproduttivo, invece
sembrano muoversi in coppie ed è dai movimenti di
questi soggetti che si è iniziato a ricercare siti
di possibile nidificazione che, comunque, nel modenese
sono stati ipotizzati (Nini) ma non confermati. Avvicinandosi,
a breve, la chiusura di questo impianto di stoccaggio di
rifiuti, per raggiunti limiti quantitativi, sarà interessante
verificare se sopravvivrà o come si assesterà questo
grosso roost che fino ad oggi ha offerto quantomeno interessanti
opportunità di birdwatching dato che normalmente
vi si osserva la compresenza di altri corvidi (Cornacchia
grigia, Gazza, Taccola, Fig.3 ) spesso presenti in gran
numero (anche 120 cornacchie grigie, oltre 40 taccole),
di passeriformi (storni, ballerine b.), uccelli da preda
(Pecchiaiolo, Poiana, Pellegrino, Gheppio,) nonché migratori
di passaggio oltre allÕ Aquila reale (forse interessata
ad insidiare qualcuno dei gatti che si aggirano fra i rifiuti).

Fig.3
- Pacifici commensali; discarica di Fontanamlèra,
MO. M.Ferri., 2005
Il sito della discarica presenta due
distinte zone diversamente frequentate dai corvi imperiali
e cioè la zona di
scarico e ricopertura dei rifiuti frequentata ovviamente
per la ricerca del cibo e la parte ormai a termine sulla
quale i corvi i. si dedicano al riposo diurno e alla socializzazione
intraspecifica, spesso con aspetti di gioco o relazioni
.
4.3 Ð Reggio E.
Già si è detto che il DODERLEIN (1869)
, nella sua originalissima e ben documentata ÒAvifauna
del modenese e della SiciliaÓ, segnala il Corvo imperiale
come nidificante certo nei <dirupi> della suggestiva
Pietra di Bismantova, abbinando questo rauco volatore ad
un sito che tuttÕoggi è frequentato dalla specie
(Picciati, Ferri, Bagni, oss. pers.) unitamente alla non
lontana Rupe del M. Valestra. Ma in effetti non piccola
parte dellÕalto Appennino reggiano sembra essere frequentato
da questo grande onnivoro, apprezzabile, negli ambienti
adatti dei comuni di Castelnovo neÕ Monti, Carpineti, Toano,
Villaminozzo e Collagna (Bagni, Ferri, oss. pers.). Dovendo
prendere atto della carenza di segnalazioni per la zona
di crinale vera e propria, si rivelano invece interessanti
2 siti peraltro molto distanti lÕuno dallÕaltro ma ben
inseriti nel contesto dei comuni sopraccitati: le Gole
del T. Dolo a Villaminozzo-Toano e le rupi degli Schiocchi
presso Cerreto Alpi. Si tratta di profonde e strette gole
di arenaria circondate da boscaglie e ben vedere rappresentano
una tipologia ambientale che nel reggiano non è affatto
rara e che quanto pare costituiscono i siti di elezione
per la nidificazione dei corvi imperiali emiliani e garfagnini.
Il primo sito si snoda lungo il Torrente
Dolo per circa 2-3 km e si trova, a volo dÕuccello, a qualche minuto dalla
discarica modenese che ospita il gruppo di corvi imperiali
più numeroso, verosimilmente, di tutto lÕAppennino
tosco emiliano. EÕ in questa stretta gola che la specie
era già stata segnalata nella racolta di dati per
il PA di Reggio E. (Bagni, oss. pers.) ma è soprattutto
qui che scendono ad abbeverarsi molti dei corvi che frequentano
la discarica modenese i. ed è qui che alcuni individui
durante il periodo riproduttivo (marzo-maggio) si disperdono
guardinghi e sospettosi per intrufolarsi in cenge ed anfratti
inesplorabili, pur senza fornire indizi certi per la riproduzione
(Ferri, oss. pers.).
NellÕaltro sito, la gola degli Schiocchi, nei pressi
del caratteristico villaggio di Cerreto Alpi, dove non
poté arrivare il birdwatching arrivò la
pagina di un quotidiano locale (Resto del Carlino, RE,
20.5.2006) a rivelare una storia che tra il grottesco ed
il folkloristico parlava delle malefatte di un <corvo
domestico> che <terrorizzava> un paese con le
sue malefatte.
Curiosamente oltre a rivelare una
storia veniva riproposto un cliché che si ritrovava enfatizzato dal DODERLEIN
e dal SAVI, quello del corvo addomesticato simpatico ma <piccolo
e pericoloso delinquente> che evidentemente era stato
riscoperto anche da qualcuno del villaggio succitato, dato
che una sommaria intervista (Ferri), fatta ad alcune persone
incontrate in paese subito dopo lÕuscita dellÕarticolo,
suggeriva che nel 2005 nei pressi del paese ben 3 pulli
di corvo imperiale fossero <caduti> (?) dal nido
per essere <adottati> da un provvidenziale taglialegna
che dopo averli imprintati li lasciò liberi di girare
in paese. Ovviamente dalla iniziale simpatia dopo i primi <dispetti> non
stranamente 2 soggetti sparirono subito mentre il terzo,
ribatezzato <Silvio>, invece finì sui giornali.
Comunque nel maggio 2006 nelle medesima rupe dalla quale <caddero> i
3 pulli del 2005, cÕerano sicuramente corvi imperiali che
portavano lÕimbeccata al nido (Ferri). Insomma nel reggiano
si sono rinvenute prove oggettive e/o segni fortemente
indicativi di un fenomeno riproduttivo che potrebbe essere
più esteso di quel che è stato possibile
accertare, sparso come è fra decine di siti potenzialmente
idonei in unÕarea piuttosto vasta e che forse è alla
base del regolare incremento di individui nella discarica
di Montefiorino (MO). Per completare una visione dÕassieme
del reggiano mancano purtroppo adeguate coperture di indagine
nella alta valle dellÕEnza, così adiacente ai siti
segnalati per lÕalto parmense.
4.4 Ð Parma
Per il XIX secolo il DEL PRATO (1899)
riporta che un <Corvo
maggiore> fu preso nel 1889 vicino a Borgotaro in un
burrone, mentre si nutriva dei resti di un bue, per finire
conservato presso il Museo di Storia Naturale (TORNIELLI,
1963) dell'Università di Parma e ancora dopo un
secolo la specie viene definita di comparsa rara e occasionale
in tempi storici (TORNIELLI,1991).
Più recentemente, nella relazione del PA di Bologna
(2002), tra le informazioni generali è segnalato
che nella montagna parmense il Corvo i. era specie nidificante
seppur con poche coppie (Ravasini, 1995). Nel periodo 2004-2006
invece sono stati osservati corvi i. in coppia (Roscelli,
oss. pers.) nella zona del Passo Cento Croci e sul Monte
Penna, al confine tra parmense, piacentino e Liguria, una
zona cruciale nella quale osservazioni più costanti
(Sardella, oss. pers.) hanno constatato che lÕattività riproduttiva
non riguardava certamente una colonia ma una sola coppia
che nel corso di poche stagioni riproduttive si è spostata
più volte cambiando zone e rupi in unÕarea relativamente
vasta, stabilizzandosi infine su una parete, tra lÕaltro
nei pressi di una casa abitata, apparentemente senza particolari
problemi dato che nel 2006 il medesimo osservatore ha constatato
che la coppia aveva rifatto un nido nuovo nei pressi di
uno più vecchio portando a termine lÕallevamento
di 3 pulli.
4.5 Ð Piacenza
Nella montagna piacentina la specie è definita
(Battaglia, com. pers.) scarsa ma di comparsa regolare,
da febbraio ad aprile, con maggiori osservazioni in Marzo.
Non risultano accertate nidificazioni ma lungo il periodo
1998-2006 spesso le osservazioni riguardano soggetti in
coppia (Battaglia, com. pers.) che si muovono fra località delle
alte valli Sturla, Nure ed Aveto che, a ben vedere, sono
vicinissime alle località frequentate dalla coppia
sicuramente riproduttiva seguita nel parmense (Sardella).
EÕ da queste zone che proviene la bella immagine (Fig.
4) di una coppia di corvi imperiali intenta ad alimentarsi
con la carcassa di una faina, un comportamento che ci ricorda
uno dei ruoli più suggestivi di questo specie che,
purtroppo altrove, è la roca sirena dei più grandi
necrofagi alati.

Fig.
4 - Coppia di corvi imperiali. Val dÕAveto. Foto
di Angelo Battaglia, 1999
5 Ð Conclusioni
Dal punto di vista metodologico le
attività per
la realizzazione e/o lÕaggiornamento dei Progetti Atlante
locali si sono rivelate importanti per riproporre lÕattenzione
sullo status del Corvo imperiale Corvus corax in Emilia
Romagna, alla stregua delle informazioni che si scambiano
gli iscritti alle mailing list delle comunità e
delle associazioni di birdwatching ed ornitologia fra le
quali si distinguono tanto le nazionali (EBN Italia, BW
Italia) quanto le locali (AsOER list, Modena BW). In particolare
le comunità on line si sono rilevate importanti
per mettere in contatto persone e a far circolare informazioni
che altrimenti sarebbe stato difficile reperire e confrontare.
In tal modo è stato possibile sollecitare interesse
per le aree ed i periodi più cruciali e mettere
a fuoco una miglior conoscenza di una specie che si è rivelata,
pur nella fragilità di una consistenza modestissima
(una settantina?), in decisa ripresa rispetto al recente
passato, con unÕarea regolarmente frequentata, peraltro
relativamente vasta ed in espansione, e soprattutto con
siti riproduttivi regolarmente frequentati in un periodo
dellÕanno che fra costruzione del nido ed involo della
prole sembra collocarsi fra marzo e maggio. Tra gli elementi
di fragilità emergono soprattutto la bassa natalità (3
pulli per nido, nei due casi documentati) e la tendenza
a frequentare le discariche. QuestÕultimo comportamento
potrebbe sia essere rivelatore di una insufficienza della
complessa nicchia trofica appenninica adatta per questo
esigente onnivoro ma potrebbe anche essere semplicemente
|